Così il Governo salverà le banche italiane

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Le parole d’ordine sono “tranquillità” e “fiducia”. Necessarie in un clima di incertezze, caratterizzato da un quadro normativo difficile da modificare. Il Governo e l’Europa, rispettando le regole, cercano un viatico per far ripartire un settore che continua a perdere quota: quello bancario.

A rassicurare gli addetti ai lavori è il presidente del consiglio, Matteo Renzi, nel corso della conferenza stampa con Angela Merkel e François Hollande che confermano le indiscrezioni degli ultimi due giorni riguardo un possibile intervento statale sulle banche dopo le turbolenze determinate dalla Brexit.

Ieri in mattinata fonti del ministero del Tesoro, intervenute sul tema delle possibili soluzioni a difesa del sistema bancario, hanno fatto sapere di voler valutare ogni scenario e ogni tipologia possibile di intervento. Niente di più sul piano ufficiale ma tra i Palazzi romani ieri è circolata con insistenza la voce di contatti con Margrethe Vestager, la commissaria alla Concorrenza che ha in mano il dossier del bail in, ovvero il meccanismo europeo che impedisce il salvataggio pubblico delle banche e che ha segnato, coinvolgendo i risparmiatori, le ultime vicende del credito in Italia. La parola d’ordine è evitare nuove “bailinizzazioni” a tutti i costi: del resto il meccanismo è stato oggetto di contestazioni da parte del governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco anche nelle sue ultime Considerazioni finali. La giornata in Borsa per i titoli bancari ieri è stata molto difficile, tanto che ha reso necessaria, in serata, una dichiarazione rassicurante del sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta: “Non siamo in una situazione di emergenza: l’Italia è a favore di una soluzione europea, nessun intervento pubblico”.

Così gli esperti:

Benché si parli di necessità di svariati miliardi nessuno pensa, neppure in Europa, a soluzioni come quelle spagnole o cipriote che coinvolgano l’intervento dell’Esm, il fondo salva Stati. Si lavora invece ad ipotesi più plausibili e adatte alla realtà del sistema bancario italiano: deroghe al divieto di salvataggio pubblico, ovvero al bail in, o semplici ricapitalizzazioni da parte dello Stato mediante bond. L’ipotesi circolata ieri, benché le interpretazioni siano controverse, prevede che l’Italia possa chiedere ai partner europei l’attivazione della deroga al divieto di aiuti di Stato prevista dall’articolo 108 del Trattato sul funzionamento dell’Unione nel caso si presentino “circostanze eccezionali”, caso rappresentato dal Brexit.

 

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