Il Fondo monetario internazionale promuove il Jobs Act

Blanchard approva lo spirito che si cela dietro la riforma Renziana, ma boccia Pil e crescita.

7 ottobre 2014 17:150 commentiVisualizzazioni: 4

Il Fmi promuove il Jobs Act italiano. Olivier Blanchard, capo economista, ha dichiarato di apprezzare lo spirito che si cela dietro la riforma del lavoro promossa da Matteo Renzi nel nostro Paese, aggiungendo che la dualità nel mercato costituisce un problema suddividendo i cittadini in due classi. Una situazione che non desidera nessuno. Per Blanchard, l’unica via percorribile è quella del ‘contratto unico’. Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale non sono tuttavia incoraggianti per ciò che concerne l’Italia. Le stime di crescita sono state riviste al ribasso. Il Prodotto Interno Lordo diminuirà dello 0,2% e dunque di meno 0,5 punti in percentuale in confronto a luglio. Tornerà positivo solo nel 2015 con un +0,8% attestandosi a -0,3 punti.

Il -0,2% del 2014 è successivo al -2,4% del 2012 e al -1,9% del 2013. In questo frangente, dunque, l’Italia è stata superata dalla Spagna (che ha fatto registrare un +1,3% nell’anno in corso e un +1,7% nel 2015) e dalla Grecia (+0,6% e +2,9%).

Anche il  tasso di disoccupazione è peggiorato. Nel 2014 si attesta intorno al 12,6%. Scenderà di 0,6 punti percentuale nel prossimo anno. Ma è comunque un dato superiore a quello della media dell’area europea dove si attesta all’11,6% per quest’anno e all’11,2% per il prossimo. In questo caso, Grecia e Spagna hanno fatto peggio dell’Italia con un tasso di disoccupazione superiore al 20% anche per il prossimo anno.

Resta da esaminare il fronte del debito: quello italiano si aggira per quest’anno al 136,7% del pil, facendo registrare un incremento in confronto al 132,5% del 2013. Nel 2015 il debito sarà al 136,4%, per calare al 125,6% nel 2019.

Magra consolazione: l’Fmi ha limato anche le stime di crescita concernenti l’economia globale. Il Pil salirà di 3,3 punti percentuale nel 2014 e accelererà leggermente durante il prossimo anno. Siamo dunque dinanzi ad una ripresa definita “Mediocre” e “Incerta”.

Abbiamo parlato di: