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    Accettazione

     Il termine “accettazione” indica un atto prenegoziale recettizio, il quale va interpretato come manifestazione di volontà affermativa che il destinatario della proposta fa a sua volta al proponente.

    Etimologia

    Dal punto di vista etimologico, occorre sottolineare il termine accettazione proviene dal latino “accìpere”, composto da ad càpere. In particolare, “ad” indica l’intenzione, il fine, e “càpere” vuol dire “prendere”, nel senso complessivo di acconsentire ad una proposta.

    L’accettazione deve dunque essere in tutto conforme alla proposta. Se non conforme alla proposta non si parla più di accettazione bensì di una nuova proposta (art. 1326, comma 5, Codice civile).

    L’accettazione deve essere fatta pervenire al proponente nel termine da quest’ultimo stabilito o in quello necessario secondo la natura dell’affare o secondo gli usi.

    Accettazione tardiva

    Parliamo di accettazione tardiva, invece, quando l’accettazione giunge al proponente oltre il termine prestabilito. In tal caso, il proponente può scegliere se ritenerla irrilevante o se ritenerla efficace.

    In entrambi i casi, il proponente deve fornire l’avviso all’oblato (nel primo caso per un obbligo di informazione derivante dal più generale obbligo di buona fede nelle trattative contrattuali; nel secondo caso è la stessa legge che impone quest’onere, il cui mancato adempimento impedisce la conclusione del contratto).

    Il contratto è in generale ritenuto concluso quando il proponente ha conoscenza dell’accettazione o quando comunque l’accettazione giunge all’indirizzo del proponente, secondo il combinato disposto degli artt. 1326 co.1 e 1335.

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