Compravendita

Definizione del termine e tipologie del contratto di compravendita.

22 Febbraio 2013 20:040 commentiVisualizzazioni: 180

caseLa compravendita altro non è che un contratto normato ai sensi degli art. dal 1470 fino al 1509 del codice civile. Il codice civile la nomina semplicemente come “vendita”, mentre la stessa si traduce in latino come “emptiovenditio”. Secondo l’articolo 1470 del codice civile, la vendita è il contratto che ha per oggetto il trasferimento della proprietà di una cosa o il trasferimento di un altro diritto nei confronti del corrispettivo di un prezzo.

Le due parti della compravendita

E’ possibile, a tal proposito, individuare due parti:

– il venditore (alienante): è colui che trasferisce il diritto;

– il compratore o acquirente (alienatario): è colui che si obbliga a pagare un prezzo, espresso in una somma di denaro, come corrispettivo.

Deriva dall’analogo istituto romano dell’emptio venditio, con cui però ha alcune sostanziali differenze.

Tipologie del contratto di compravendita

Per quanto riguarda gli accordi contrattuali in materia di compravendita, menzioniamo fino a cinque tipologie.

1) vendita alternativa: il trasferimento non viene effettuato se non quando sia stata effettuata la scelta tra due o più cose dedotte in obbligazione;

2) vendita di cosa futura: la proprietà viene trasferita in capo al compratore quando la cosa viene a esistenza.

3) vendita di cosa generica: il passaggio di proprietà accade quando la cosa risulta individuabile e distinguibile rispetto alla categoria cui appartiene. Per esempio: acquisto di un’autovettura.

4) vendita di cosa altrui: è normata dagli articoli 1478 – 1479 del codice civile. L’oggetto di tale tipologia di compravendita è la cosa altrui.

In questo frangente l’alienante è obbligato a far acquistare la proprietà della cosa all’acquirente. Tale trasferimento di proprietà può succedere indirettamente e quindi la res oggetto di compravendita diventa di proprietà dell’alienante e contestualmente dell’acquirente, oppure mediante il trasferimento della proprietà recta via dal terzo proprietario al compratore. In questo caso il terzo non subentra nel contratto di vendita e resta estraneo a tale rapporto. Inoltre l’art. 1479 c.c. consente al compratore in buona fede di chiedere la risoluzione del contratto qualora, al momento della conclusione del negozio, ignorasse che la cosa non era di proprietà del venditore e se nel frattempo non ne ha acquistato la proprietà. Abbiamo un collegamento con l’art. 1153 c.c. in tema di possesso vale titolo: nel caso di alienazione di un bene mobile a non domino sulla base di un titolo astrattamente idoneo, quando si acquisisce il possesso in buona fede si acquista la proprietà oppure l’uso, usufrutto o pegno. Quindi:

Bene mobile a non domino;

Titolo astrattamente idoneo: ossia che produce effetti. In concreto il titolo non è idoneo perché non proviene dal titolare. Astrattamente idonei sono anche i titoli viziati, un contratto viziato. Il contratto annullabile produce effetti, il contratto nullo non è mai titolo astrattamente idoneo. Il contratto rescindibile sì finché non viene rescisso. Il contratto simulato non produce effetti perché apparente, quello dissimulato sì. Il contratto stipulato dal falsus procurator no perché per produrre effetti occorre la ratifica;

Possesso = consegna;

Buona fede soggettiva.

Nel caso di vendita di cosa altrui, quando l’oggetto è costituito da un bene mobile e il bene viene consegnato si perfeziona la fattispecie dell’art. 1153 c.c. Si ha un acquisto a titolo originario perché l’acquisto della proprietà è indipendente dal diritto del precedente titolare. Se l’acquirente ha acquistato la proprietà a titolo originario può domandare la risoluzione? Giurisprudenza: sì.

5) vendita di cosa parzialmente altrui: qualora la cosa oggetto di vendita sia solo parzialmente del venditore, l’acquirente potrà chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno se dimostra che senza quella parte “mancante” non avrebbe proceduto all’acquisto.