Offshoring

Le società off shore sono state, e sono ancora, spesso protagoniste delle cronaca economica. Ma che cosa sono le società off shore? Quali sono i loro obiettivi?

22 novembre 2012 17:280 commentiVisualizzazioni: 1701

Il termine inglese offshoring si traduce perfettamente in italiano con delocalizzazione, che indica la totale o parziale interruzione di una attività produttiva e il suo spostamento in un paese estero, in modo da beneficiare dei vantaggi della nuova sede.

Gli obiettivi dell’offshoring

L’obiettivo principale delle società off shore è quello di avere una convenienza economica, che si ottiene attraverso la scelta di un luogo in cui trasferire le proprie attività in cui si abbiano regole, situazioni o consuetudini che rendono la produzione meno dispendiosa (per disponibilità di manodopera a basso costo, disponibilità di particolari know-how o di specifiche materie prime).

Ma, tra i motivi della delocalizzazione, si trova anche una convenienza politica e sociale, ossia le attività produttive sono meno appesantite dalla burocrazia, ad esempio nell’apertura di nuove sedi o per la contrattualizzazione della forza lavoro, o dai regimi fiscali.

Gli effetti dell’offshoring

Gli effetti della delocalizzazione si distinguono in due grandi categorie: quella del paese in cui si impianta la produzione e quella del paese da cui si esporta.

Il territorio che perde le aziende produttive subisce una contrazione dell’offerta di lavoro e perde competitività strutturale. Altro problema è quello dell’indotto – termine con cui si indicano tutte quelle attività legate alla presenza di un’industria – che tende a scomparire.

Il paese destinatario della delocalizzazione ottiene posti di lavoro, investimenti e strutture che vanno ad aumentare la ricchezza di quel territorio. Si tratta però di una ricchezza non omogenea e senza solide basi che rischia di scomparire nel momento in cui si decidesse di delocalizzare nuovamente la produzione.

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