Venture capital

Apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l'avvio o l'elevazione di un'attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo.

18 Febbraio 2013 06:290 commentiVisualizzazioni: 40

allocazione finanziariaIl venture capital si configura l’apporto di capitale di rischio da parte di un investitore per finanziare l’avvio o l’elevazione di un’attività in settori ad elevato potenziale di sviluppo. Spesso lo stesso nome è dato ai fondi creati appositamente, mentre i soggetti che effettuano queste operazioni sono detti venture capitalist.

Nella maggioranza delle situazioni, i fondi di cui si ha bisogno sono emessi da limited partnership o holding in aziende che per natura della attività e stadio di sviluppo non risultano finanziabili dagli intermediari finanziari standard (quali ad esempio le banche). Il venture capital è dunque una categoria del comparto del private equity, che raggruppa tutte le categorie di investimenti in società non quotate su un mercato regolamentato.

L’investimento di venture capital si distingue per i seguenti elementi:

fase di sviluppo: investe in idee imprenditoriali particolarmente promettenti (seed financing) e società in start up nelle prime fasi di vita (venture financing) fin dalle fasi pre revenue, ovvero senza che siano ancora stati approntati i prodotti/servizi da vendere e quindi nella fase di investimento in prodotto

ambiti tecnologici: investimenti in aree ad alto contenuto di innovazione

rischio: le società in cui i fondi di venture capital investono sono caratterizzate dalla contemporanea presenza di un elevato rischio operativo, ovvero non ha ancora chiaro se la società avrà un mercato per i propri prodotti, e rischio finanziario, per cui l’investitore non sa se avrà modo di recuperare il capitale investito.

Un fondo di venture capital è disposto a sopportare il rischio a fronte di un rendimento futuro atteso altrettanto elevato. Storicamente il tasso di rendimento dei fondi di Venture Capital è stato del 27% nel periodo 1980-2004, ma con un addossamento dei ritorni maggiori intorno a tre picchi: 1978-1980 (picco dei software), fine anni ottanta (picco delle biotecnologie), fine anni novanta-inizio anni duemila (avvento ICT e internet). Statisticamente i picchi di rendimento delle venture hanno anticipato di circa un anno il picco delle bolle speculative del mercato.

Molte società legate all’information technology sono nate grazie ad operazioni di venture capital come ad esempio Google o per l’Italia Tiscali. Durante il ciclo di sviluppo borsistico degli anni 2000 la maggior parte del denaro che inizialmente venne fornito alle cosiddette società dot com derivava proprio da operazioni di venture capital.

All’interno dell’Unione Europea, per operare una venture capital si necessita di un capitale sociale non inferiore a 2 milioni di euro indicizzato in società per azioni o in accomandita per azioni. Si effettua richiesta presso la Banca d’Italia e dopo l’autorizzazione si è soggetti al controllo della Consob, della commissione di Borsa Italiana e dell’antitrust sia italiano che comunitario.

Colui che riceve sostegno economico ed organizzativo deve aprioristicamente periziare l’opera di sua proprietà patrimoniale, attivare fidejussioni creditizie presso banche d’affari e/o commerciali e fidejussioni assicurative presso compagnie di assicurazioni danni e creditizie.

La maggior parte degli operatori venture italiani, dopo il boom di fine millennio, hanno cessato l’attività, riqualificandosi come fondi d’investimento, spesso speculativi (hedge fund).

Un particolare tipo di investimento, assimilabile al Venture Capital, è il cosiddetto crowd funding, modalità di investimenti in cui il capitale necessario è raccolto da un vasto numero di persone.