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Il “Sindaco della notte”: un modello vincente, che finalmente qualcuno propone anche per Roma

Il 30 luglio di quest’anno, la proposta dei Radicali per le città di Milano e Torino; pochi giorni dopo, quella dei Verdi di e per Trieste: stiamo parlando del “Sindaco della notte”, sul modello adottato nel 2012 ad Amsterdam e successivamente replicato a Londra, Zurigo, Berlino, Parigi, Sydney, parte di Tokyo e New York. In poche parole, un primo cittadino o suo sostituto che entra in azione al tramonto per coordinare gli operatori della sicurezza notturna e garantire, così, attività economiche e iniziative culturali, salute pubblica, decoro degli spazi urbani e mobilità. In verità, una figura sperimentata in diverse città italiane non metropolitane già nel 2014 e soprattutto nel 2016, anno quest’ultimo del primo incontro internazionale dei “Night Mayor”, nelle persone di sindaci o consiglieri comunali a presidiare dal calar del buio.

Perché si tratta del lavoro che cerca di riprendersi, di eventi culturali e di movida, ma anche di difficoltà che commercianti, giovani e soprattutto residenti conoscono molto bene, laddove i bisogni – spesso, in conflitto – di portare avanti un’attività, socializzare e riposare devono poter trovare un giusto equilibrio. In fin dei conti, “schiamazzi” e bottiglie rotte non piacciono a nessuno, ma ridurre l’intero tema a questo, finendo col criminalizzare la vitalità dei ragazzi, sarebbe miope e inutile. Ed ecco che questo modello vincente diventa punto di programma per Roberto Gualtieri nella corsa al Campidoglio, “per governare e non subire”, peraltro a favore dell’unica Capitale – dice Tobia Zevi, promotore della proposta – dalla quale i ragazzi vanno via, al ritmo di 100mila in 5 anni.

Ironie social a parte, dovunque questo modello sia stato applicato ha avuto successo: perché ha dato un impulso notevole all’economia e ai consumi attraendo lavoratori, studenti internazionali e turisti ma anche recuperato siti abbandonati – quelli sì, focolai di criminalità – per trasformarli in luoghi di incontro, cultura e divertimento, anche a beneficio dei quartieri e dei loro residenti. Senza dimenticare “gli angeli della notte” tra personale medico, volontari dei senzatetto, operai stradali ed ecologici, Forze dell’Ordine, badanti, panettieri, tassisti, portieri e custodi, fornitori e trasportatori – tutti bisognosi di sostegno, buona illuminazione e sicurezza.

Oggettivamente, era ora che qualcuno lo proponesse anche per la Città Eterna. Soprattutto se considerati la fatica, le enormi difficoltà, il degrado e persino l’altissimo rischio geologico che Roma sta attraversando dopo anni di amministrazione locale bocciata da due cittadini su tre. Soprattutto se, oltre a restituire alla Capitale la sua bellezza e ai romani un minimo di qualità della vita, si vuol pensare anche al Giubileo 2025 o all’Expo 2030. Ben venga dunque, sempre che sia questo il “verdetto” elettorale di Ottobre – anche perché ogni crisi porta in sé delle opportunità, e noi preferiamo sperare nelle buone notizie piuttosto che deprimerci sulle cattive. E i numeri parlano chiaro: alle grandi città del mondo che hanno voluto introdurlo, il “Sindaco della notte” ha portato lavoro, entrate robuste, vitalità culturale ma anche sociale ed economica, maggiore sicurezza e una notevole riduzione della criminalità. Più di ogni altra cosa, grazie alla crescita e dunque alle prospettive, ha riportato i ragazzi “a casa” – nodo per noi drammatico e a 6 cifre, che chiunque amministri la cosa pubblica dovrebbe ricordare.

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