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Subentro Leasing: Victor Fadlun vi spiega come funziona

Il leasing è un contratto molto popolare dal momento che permette di pagare a rate un bene costoso, per il quale non si dispone di liquidità momentanea.

Il consulente Victor Fadlun esperto di Web Marketing ci spiega che “una parte la paghi alla firma del contratto e poi versi un canone periodico fino al momento della scelta di riscattare o restituire il bene al mittente. Lo si usa per i macchinari aziendali, per le auto, per i dispositivi elettronici e persino per gli immobili”.

Leasing e locazione sono quindi molto simili tra loro ma per il primo ci sono costi aggiuntivi, sgravi fiscali e offerte di contratto che ti impegnano in modo più complesso con un istituto di credito. Qualora dovesse paventarsi la necessità di un subentro, tuttavia, cosa succede? Per la locazione semplice basta una modifica sul contratto mentre per il leasing le operazioni sono un tantino più complesse. In questa guida ti spieghiamo tutto quello che c’è da sapere.

Due parole preliminari sul leasing secondo Victor Fadlun

“Prima di capire il subentro leasing dobbiamo spendere qualche parola sul funzionamento di questa particolare locazione finanziaria” afferma Victor Fadlun. “In parte ti abbiamo già spiegato il principio su cui si fonda per cui è chiaro che ci troviamo dinanzi ad una locazione complessa che si colloca a metà tra un affitto ed un mutuo. Questo strumento ha una durata ben definita e al termine prevede la possibilità del riscatto del bene attraverso un saldo della differenza tra il valore e quanto hai pagato attraverso il canone periodico. Il leasing finanziario coinvolge il consumatore finale, il concedente e il terzo che vende fornisce il bene. Il canone periodico prevede una rata iniziale che è la più importante perché da il via al contratto vero e proprio”.

Victor Fadlun e il subentro leasing

Come spiega nuovamente Victor, come per qualsiasi contratto è possibile aggiungere una nuova “parte” contraente. Per legge, quindi, è possibile effettuare una modifica soggettiva del contratto in essere quando una delle parti decide di farsi sostituire da un altro soggetto. Questa situazione si verifica per lo più dal lato del consumatore del bene, ovvero quello che paga il canone.  Il subentro avviene in due modalità che dipendono dal contratto e dalle voci in cui questo è definito.

Nel primo caso se nel contratto è espressa la possibilità dell’utilizzatore di farne subentrare un altro basterà applicare le condizioni della clausola e richiedere il consenso di chi concede il leasing. Quando il contratto non prevede espressamente questa possibilità, invece, il subentro potrà essere effettuato solamente previo consenso del concedente che, eventualmente, potrà anche opporsi. A questo punto il contratto dovrà essere rivisto includendo nella trattativa anche la nuova parte che subentrerà all’uscente.

Quando richiedere il subentro?

Quali sono le situazioni per cui occorre valutare il subentro? Ci sono dei vantaggi o situazioni particolari da conoscere? Sicuramente un subentro potrebbe giovare sia al concedente che al subentrante dato che non ci sarebbero costi di chiusura e riscatto da sostenere. In pratica potrebbe capitare che l’utilizzatore originario non abbia più bisogno del bene e che, quindi, decida di avviare un subentro. L’utilizzatore potrà continuare a pagare il leasing ma senza utilizzare il bene oppure chiudere il contratto pagando il riscatto. Sono situazioni costose a carico dell’utilizzatore che con il subentro vengono di fatto evitate.

Conviene?

Ma se il subentro ti evita i costi di riscatto o di pagamento senza utilizzo significa anche che è un’operazione priva di costi? La risposta in questo caso è: dipende. Solitamente si procede facendo pagare una somma dal subentrante all’utilizzatore primario in proporzione al valore del bene. Inoltre il costo di questa operazione per il primo utilizzatore non è tanto la somma da pagare per avviare la pratica ma la spesa sostenuta fino a quel momento, dopo di cui non avrà più diritto ad utilizzare il bene. Quindi è una formula priva di costi diretti ma che, indirettamente, potrebbe essere considerata come una perdita passiva.

 

 

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