Inchiesta sui Bitcoin spariti

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 Sono ben due le inchieste riguardanti la criptomoneta dopo la sparizione di Mt.Gox, principale piattaforma di trading per i bitcoin. Dopo le autorità nipponiche, anche quelle americane hanno aperto le indagini sull’improvvisa sospensione delle attività della principale piattaforma di scambio, sparita ieri dal web con tanto di beffa milionaria per gli investitori. 

Sono stati i giapponesi ad avviare per primi le indagini, dal momento che Mt.Gox ha sede a Tokyo.

Il portavoce del governo del Sol Levante, Yoshihide Suga, ha dichiarato:

Il ministero delle Finanze, la Financial Services Agency (l’Authority sui mercati finanziari, ndr) e la polizia nazionale stanno conducendo ricerche su questo tema per capire il problema nel suo complesso.

Contemporaneamente, l’amministratore delegato di Mt.Gox Mark Karpeles, ha pubblicato un post sul sito il cui sunto è che la società sta lavorando molto duramente per aiutare le varie parti a trovare soluzioni ai recenti problemi.

Karpeles, però, non ha dato ulteriori indicazioni su un eventuale riavvio degli scambi. La società potrebbe far ricorso alla bancarotta, mentre cresce il fronte dei truffati. Financial Times ha riportato ipotesi di perdite per 400 milioni di dollari in moneta virtuale.

Oggi, la cybermoneta ha iniziato la ripresa superando quota 575 dollari, dopo la giornata tragica di ier. Intanto, sei società concorrenti (Coinbase, Kraken, Bitstamp, Btc China, Blockchain e Circle) si sono affrettate a prendere le distanze da Mt. Gox affermando in una nota che come in ogni nuova industria ci sono alcuni cattivi attori che devono essere allontanati.

I sei attori in questione, tuttavia, sono convinti che le compagnie forti, guidate da gruppi competenti e supportate da investitori credibili, proseguiranno a prosperare e a far sì che si realizzi la promessa dei Bitcoin di diventare il futuro dei pagamenti nell’era di internet.

 

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