In Venezuela è crisi nera

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Peggiora di giorno in giorno la situazione economica in Venezuela, Paese che sta attraversando la maggiore scarsità di beni della sua storia. Per l’impossibilità di importare prodotti dall’estero, per via dell’assenza di dollari, il Venezuela non riesce più ad approvvigionarsi nemmeno con riferimento ai beni di base.

E per un’economia che deve prendere dall’estero i tre quarti dei suoi consumi è un problema molto serio. Anche la produzione locale è ferma e nelle scorse settimane, la Confindustria nazionale ha dichiarato che gli impianti lavorano al 50% delle loro capacità, a causa anche dei controlli sui prezzi e sulla produzione, che non aiutano le imprese nell’offrire beni e servizi sul mercato.

Da ciò si evince una generalizzata scarsità di beni, che nelle ultime settimane si sarebbe appesantita di molto, come testimoniano le lunghe file davanti ai negozi e ai supermercati, con le famiglie costrette a girare 5-6 punti vendita al giorno per trovare detersivi o latte o caffè o qualsivoglia altro bene, senza nemmeno essere spesso in grado di trovarlo.

A cause delle tensioni crescenti davanti ai negozi, il governo guidato da Nicolas Maduro ha scelto di far presidiare i punti vendita della capitale dai militari, segno tangibile che nel paese cresce l’insoddisfazione e la rabbia dei consumatori. Il ministro dell’Interno, Carmen Melendez, ha invitato la popolazione a non disperarsi, perché “con calma e pazienza si proteggeranno tutti. I negozi sono pieni”.

Maduro ha reso noto che l’oligarchia parassitaria ha teso un’imboscata al suo governo, sostenendo che la carenza di beni alimentari e di altri primari sarebbe il frutto di una campagna orchestrata dalle opposizioni, in combutta con gli USA. Ma ha anche assicurato che il governo è in grado di assicurare il rifornimento dei negozi.

 

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