Tra le forme di investimento più amate dai risparmiatori italiani ci sono i Buoni Fruttiferi Postali, i titoli emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti e collocati in via esclusiva da Poste Italiane. L’offerta relativa ai Buoni Fruttiferi Postali si e rivelata molto ampia nel corso del tempo, essendo aumentato sia il numero sia le tipologie di buoni che è possibile sottoscrivere.

Tra questi ultimi vi è ad esempio un prodotto indicizzato all’inflazione italiana, molto simile ai famosi titoli di stato emessi da ultimo dal dipartimento del Tesoro, i Btp Italia.  Vediamo quindi quali sono le eventuali analogie e differenze tra i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati al costo della vita italiana e i nuovi Btp Italia.

Quali sono i possibili rischi per chi compra i Btp Italia?

Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione italiana e Btp Italia a confronto

A differenza dei Btp Italia, che nel corso del loro ultimo collocamento sono stati allungati ad una durata pari a 6 anni, i Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione hanno una durata di 10 e una cedola fissa assicurata, che permette di riavere sempre indietro il capitale investito, anche quando si richiede il rimborso anticipato.

Btp Italia e buoni fruttiferi postali, le due emissioni più importanti

I Buoni Fruttiferi Postali indicizzati all’inflazione possono essere sottoscritti a partire da 250 euro nella loro forma smaterializzata e se si ritirano prima di 18 mesi non hanno diritto ad interessi. Il loro rendimento è formato da una parte fissa data dalla cedola, pari allo 0,6 per cento lordo e da una parte variabile legata all’inflazione italiana, secondo l’Indice Foi. Il loro rendimento, però, a confronto con quello dei Btp Italia nono appare molto generoso perché nell’ultima emissione i Btp Italia hanno offerto in 4 anni il 2,15 per cento.

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