Come reagiranno le commodity alle decisioni sul tapering?

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 A tenere in scacco gli investitori e gli operatori delle borse finanziarie in tutto il mondo, rimangono le incognite legate all’avvio o meno del tapering nell’economia più grande al mondo vale a dire l’America, che si rifletterà anche sul settore delle commodity.

 

Secondo  Corrado Caironi, Investment Strategist di R&CA Ricercaefinanza.it  “l’andamento delle materie prime nel 2014, il confronto tra le performance deludenti delle singole commodity da inizio anno rispetto alle attese sembra aver decretato la fine del cosiddetto ‘Superciclo delle materie prime’ (the death of the super cycle), ponendo l’obbligo di una rivisitazione dell’asset allocation di questa classe di attivo per i prossimi dodici mesi. L’attuale situazione vede gli Strategist di portafoglio ancora prudenti per il 2014 viste le stime di moderata crescita economica globale e una domanda che trova buona soddisfazione a fronte di una migliorata efficienza nei consumi. Anche dal punto di vista politico il 2014 si prospetta come un anno complesso”.

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“Oltre alla necessità di riforme strutturali che impatteranno i “BIITS”, i cosiddetti ‘fragile five’ (Brasile, India, Indonesia, Turchia e Sud Africa), che andranno ad elezioni nel 2014, la sfida vede coinvolti tutti i paesi emergenti pronti a gestire possibili shock esterni sulle rispettive bilance commerciali, meno ‘protette’ dalle esportazioni. Gli analisti sottolineano inoltre possibili tensioni sui temi ancora aperti negli Usa, sui budget di spesa federali, la definizione di un nuovo tetto del debito, debt ceiling, e un possibile rimescolamento dopo le elezioni di Midterm del prossimo novembre. Anche in Europa non mancheranno le tensioni politiche per la proposta dai paesi periferici, poco condivisa dalla Germania, volta ad attuare una strategia fiscale di impatto per l’occupazione e la crescita a fronte di una moderazione dell’austerità nei conti pubblici”.

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