Gli euro più piccoli sono anche i più costosi da produrre

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 Quante volte, a partire dall’introduzione dell’euro, è stata sollevata, sia a livello pubblico che a livello privato, la questione della reale necessità delle quasi – inutili monete da 1, 2 e 5 centesimi? Sicuramente tante, ma le logiche di conversione valutaria  impongono e hanno imposto anche in passato, di sicuro, un certo rigore. 

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Eppure niente può togliere dalla testa degli italiani, che davvero poche volte nella vita si trovano nella reale necessità di utilizzare le microscopiche monetine di color bronzo, che la loro ingombrante presenza all’interno dei portafogli sia ormai quasi superflua. Tanto più in tempi in cui si spinge a tutta forza, giustamente, verso il contate elettronico. 

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Ma ora anche da parte politica arriva una riflessione sulla questione dei centesimi, che oltre ad essere poco utilizzati, a quanto pare abbiano anche dei costi di produzione altissimi. SEL ha infatti presentato una mozione alla Camera per verificare i costi di produzione delle monete da uno, due e cinque centesimi, che a quanto risulta, a partire dalla loro introduzione hanno richiesto un budget da 362 milioni di euro per una stampa complessiva di 174 milioni di pezzi. 

A conti fatti, quindi, stampare una monetina da un centesimo ha un costo complessivo di produzione pari a 4,5 centesimi di euro, per una monetina da 2 centesimi i costi arrivano fino a 5,2 e per quella da 5 centesimi si spende 5,7 centesimi.

La mozione presentata dai deputati di SEL è stata poi sottoscritta anche da deputati del Pd, Scelta Civica, e M5S.

 

 

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