Gli effetti della guerra si sentono soprattutto sul prezzo della benzina, più che sul caro bollette per il consumo di energia elettrica. Questo è quello che emerge da alcuni studi trapelati fino a questo momento a proposito dell’impatto avuto dalle recenti tensioni politiche di cui si parla a livello internazionale.

Cosa sappiamo sugli effetti della guerra: l’incidenza su prezzi della benzina e bollette
I dati definitivi pubblicati dall’Istat sull’inflazione di maggio confermano una crescita su base annua del 3,2%, il livello più alto registrato dal 2023. Dietro questa spinta si nascondono principalmente i rincari dei carburanti, come benzina e diesel, influenzati dalle tensioni geopolitiche nello stretto di Hormuz che hanno vanificato i mini-tagli alle accise.
L’istituto statistico evidenzia che l’accelerazione è trainata dai beni energetici non regolamentati, delineando una situazione in cui il peso dei carburanti incide per oltre il 60% sulla componente energetica complessiva. Al contrario, la bolletta della luce non gioca alcun ruolo in questo incremento. A fare chiarezza su questo punto è intervenuta anche Elettricità Futura, smentendo le accuse di alcune associazioni di consumatori.
L’associazione ha precisato che i rincari riguardano esclusivamente gli idrocarburi e il gas, mentre le tariffe elettriche sul mercato tutelato sono rimaste stabili rispetto ad aprile e i contratti sul mercato libero sono prevalentemente a prezzo fisso per le famiglie. Di conseguenza, attribuire il rialzo dei prezzi all’energia elettrica risulta del tutto fuorviante.
Accanto alla dinamica energetica, l’analisi dettagliata dei report offre una lettura più sfumata e parzialmente rassicurante. L’inflazione di fondo, calcolata al netto di energetici e alimentari freschi, si è attestata all’1,7%, risultando inferiore all’1,8% stimato inizialmente. Ancora più significativo è il rallentamento del carrello della spesa, che scende dal 2,3% al 1,9%. Questi elementi indicano che la fiammata inflazionistica non è diffusa all’intero sistema economico, ma resta concentrata in specifici comparti.
Tuttavia, permane una forte persistenza nel settore dei servizi, che accelera dal 2,4% al 2,8%. In particolare, i segmenti legati a ristorazione e alloggio mostrano un balzo significativo, passando dal 2,8% al 3,5%. Guardando il dato congiunturale, oltre la metà dell’aumento mensile dello 0,4% registrato a maggio è riconducibile proprio a questa divisione, che da sola ha contribuito per circa 0,21 punti percentuali alla crescita complessiva. In sintesi, mentre il carrello della spesa rallenta e la componente core rimane sotto controllo, l’inflazione italiana si muove oggi su due binari precisi: la pressione geopolitica sui carburanti alla pompa e la forte vivacità dei listini nel settore turistico e della ristorazione.
Vedremo quali saranno gli effetti della guerra a lungo termine.