In Italia l’inflazione è tornata nuovamente a crescere durante questo mese. Lasciato, dunque, lo status di deflazione che condizionava le sorti finanziare del Paese durante lo scorso agosto. Gli economisti sono rimasti sorpresi.

Tuttavia se da un lato l’uscita dalla spirale negativa dei prezzi è interpretata dagli analisti come un fattore sicuramente positivo, dall’altra una analisi dello spaccato delle singole componenti evidenzia come la ripresa sia essenzialmente condotta da un aumento delle tariffe energetiche. Aumento che, probabilmente, avrà carattere transitorio. Per il momento, dunque, non è dato presagire una più decisa accelerazione per i prossimi mesi.

Stando ai dati preliminari di ottobre pubblicati questa mattina da Istat l’indice nazionale (Nic) dei prezzi al consumo è salito dello 0,1% sia su base congiunturale che in confronto allo stesso periodo dell’anno precedente, dopo il -0,4% su mese e il -0,2% su anno di settembre.

Eppure, secondo le aspettative degli analisti, era previsto un calo pari allo 0,2% sia su base mensile che su base annua.

L’inflazione acquisita per il 2014 sale allo 0,3%.

Intanto, gli esperti commentano così le attuali dinamiche.

Il dato generale più alto delle attese è positivo, chiaramente all’Italia avere un’inflazione troppo negativa non giova. Quando si guarda al breakdown emerge però che si tratta probabilmente di una fase transitoria, la sorpresa è venuta dal rialzo della componente ‘energy’, soprattutto ‘regulated prices’, che magari dura ancora un paio di mesi ma non è indice di un vero trend. L’inflazione core, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, sale allo 0,5% dal +0,4% di settembre. Al netto dei soli beni energetici l’inflazione si porta a +0,4% da +0,3% di settembre.

 

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