Quella che sta vivendo il mercato obbligazionario europeo è sicuramente una situazione particolare. Se si escludono i rendimenti dei titoli di stato greci a dieci anni che sono superiori all’8%, il tasso medio ponderato dei bond governativi benchmark degli altri paesi europei non raggiunge il 2% lordo.

E’ questo l’effetto del quantiative easing della BCE che il mercato sconta ormai già da alcuni mesi e che ha spinto investitori istituzionali e banche a fare il pieno di Bund, Btp, Oat e Bonos in attesa del suo lancio nel prossimo anno. A questi livelli di rendimento per gli investitori retail è diventato sconveniente acquistare obbligazioni dell’area euro, anche perché il rischio sui nostri Btp, ad esempio, non è più adeguatamente ripagato.

Come bisogna muoversi?

Alcuni analisti sostengono che è necessario acquistare obbligazioni corporate emesse in franchi svizzeri. La valuta elvetica si è dimostrata molto stabile in questi ultimi anni, temendo che l’economia europea e l’euro potessero franare verso il basso. Cosa che fortunatamente non è accaduta, ma che comunque non lascia presagire una ripresa economica all’orizzonte tale da spingere la Bce e rialzare il costo del denaro: la stagnazione economica è ormai un fatto assodato e l’inflazione si sta lentamente trasformando in deflazione a causa del crollo dei consumi interni dell’area euro. La Svizzera non è esclusa da questo scenario macroeconomico, tuttavia la sua valuta mostra ancora eccessivi segnali di forza che presto o tardi non potranno più essere frenati dalle autorità monetarie che stanno agendo sul cambio. L’ultimo intervento della Banca Nazionale Svizzera (BNS) al fine di evitare l’eccessivo rafforzamento del franco è stata l’introduzione di tassi negativi sui depositi, nell’ordine di -0,25%, dal prossimo 22 gennaio.

 

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