Riforma Banche Popolari, arriva il ricorso della Lombardia

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Avviato, da parte della giunta della Regione Lombardia, il ricorso contro la riforma delle banche popolari approvata dal governo”.

 

A renderlo noto è un comunicato diramato dal gruppo consiliare ‘Maroni presidente’.

La delibera fa seguito alla mozione, approvata la scorsa settimana, presentata da Antonio Saggese, consigliere del gruppo. “Attraverso il via libera della giunta a questa delibera – dichiara Saggese – Regione Lombardia si oppone a una legge di riforma che a nostro avviso è incostituzionale, in quanto, in considerazione del carattere delle popolari, invade il campo dell’autonomia regionale”.

Quali sono, dunque, i provvedimenti del decreto? Vale la pena vederci chiaro e conoscere la situazione per farsi la propria idea.

La legge varata dal governo, inoltre, secondo Saggese “viola il terzo comma dell’articolo 117 della Costituzione, perchè le banche popolari, considerato il loro stretto collegamento con il territorio, hanno un ruolo regionale”. “Altri aspetti di illegittimità – continua – risiedono nella non ricorrenza dei principi di necessità e urgenza alla base del decreto legge che ha disposto la trasformazione e delle norme costituzionali sulla cooperazione”. ‘A destare particolare preoccupazione, – conclude Saggese – e’ l’eliminazione del voto capitario. Attraverso la concentrazione del sistema bancario molti sportelli verranno chiusi, aumenterà la disoccupazione e assisteremo a una riduzione del credito”.

Già ai tempi dell’approvazione della riforma, alcuni esperti del settore avevano paventato il rischio di ricorsi alla Corte costituzionale.

Queste le principali critiche alla riforma:

Il testo impone la trasformazione in Spa degli istituti oltre 8 miliardi di attivi. Un portavoce della frangia contraria è Leonardo Becchetti, professore di Economia politica all’Università di Tor Vergata, primo firmatario di un manifesto per le Popolari insieme ad altri 162 economisti. Per Becchetti si aprono scenari inquietanti di ‘incostituzionalità’ del provvedimento: “Una volta a regime, un socio delle Popolari potrebbe decidere di far ricorso alla Corte Costituzionale. Lì si aprirebbe una partita difficile: già importanti giuristi riconoscono che il testo è in conflitto con la Costituzione, che prescrive alla Repubblica di riconoscere ‘la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità'”. Insomma, il professore prefigura scenari di un blocco a posteriori del provvedimento, con tutte le possibili ricadute “sui mercati azionari e sulla stabilità delle banche”.

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