Confcommercio, migliorano i consumi a luglio anche se ancora deboli

Nel mese di luglio si è registrato un movimento dei consumi anche se lo scenario economico rimane debole e contraddittorio. È quanto emerge dai dati dell’indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC) che nel mese di luglio registra una crescita dello 0,3% in confronto a giugno e una discesa dello 0,1% tendenziale. Il quadro congiunturale rimane in ogni caso «fiacco e ricco di contraddizioni» ed è ancora «prematuro parlare di inizio di una fase di recupero della spesa delle famiglie» dice l’Ufficio Studi di Confcommercio.

L’inflazione è ancora bassa con una crescita dello 0,4% annuo

 In Italia l’inflazione continua a essere bassa e a non crescere a un ritmo adeguato. L’indice nazionale dei prezzi al consumo è aumentato a marzo dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,4% nei confronti dello stesso mese dello scorso anno confermando la stima preliminare.

Per l’Istat, il rallentamento dell’inflazione è dovuto al fatto che sono scesi i prezzi dei beni energetici e degli alimentari non lavorati. L’inflazione di base, che non considera gli alimentari freschi e i beni energetici, è scesa dello 0,9%.

 

Bce, difficile la situazione a causa della discesa dell’inflazione

 

La piccola crescita dei prezzi a marzo dipende soprattutto dai prezzi dei trasporti, che sono cresciuti dello 0,6%, e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona, che sono aumentati dello 0,2%. In crescita congiunturale anche i prezzi dei servizi relativi all’abitazione dello 0,3%.

Secondo Confcommercio, questi dati mostrano come la dinamica della domanda per i consumi è ancora molto debole. L’associazione ha spiegato i dati affermando che “È ancora più evidente se si considera il peso delle tariffe, il cui aumento spiega da solo oltre la metà dell’inflazione generale”.

Per il Codacons, la crescita lieve dell’inflazione ha comunque un impatto sul costo della vita che è quantificabile in 134 euro per una famiglia di 3 persone e in 115 euro per una coppia di pensionati con più di 65 anni.

Anche i prodotti dell’agricoltura hanno contribuito a frenare l’inflazione e i consumi comunque non sono in aumento. I prezzi della frutta sono scesi del 3,7% e quelli della verdura del 6%, ma i consumi non mostrano miglioramenti.

In Italia meno disagio sociale

 In Italia il disagio sociale diminuisce leggermente a febbraio dopo i mesi della crisi economica che hanno alzato a livelli preoccupanti gli indicatori collegati. I dati di Confcommercio sul Misery index, cioè l’indicatore del disagio sociale, mostrano un miglioramento. Il disagio sociale scende, ma la situazione sociale risente ancora dell’alto tasso di disoccupazione.

Le rilevazioni di Confcommercio mostrano che l’indice è sceso a febbraio di 0,4 punti a 21,9 punti. Alla base di questo miglioramento c’è il fatto che l’inflazione è scesa dello 0,6% e questo significa che i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza di acquisto si sono abbassati. Le persone hanno avuto maggiori possibilità di acquistare i beni essenziali e il disagio sociale è sceso.

 

Il disagio occupazionale in Italia tocca 9 milioni di persone

 

L’inflazione troppo bassa è comunque un problema a livello economico che riguarda tutta l’Europa. La base di previsione della banca centrale europea (Bce) del 2% è ancora distante e il presidente della Bce Mario Draghi ha affermato di essere pronto a sostenere l’economia e a mettere in atto strategie decise per portare l’inflazione a livelli migliori.

Il problema della disoccupazione rimane invece abbastanza pesante. Confcommercio parla di “quadro occupazionale del Paese sempre più critico” I dati sulla disoccupazione estesa mostrano come questa sia cresciuta dell0 0,1% al 17%. Per l’Associazione dei commercianti, i disoccupati in Italia sono 3 milioni 307 mila a febbraio, 8 mila in più rispetto a gennaio e 272 mila in più con riferimento a febbraio 2012. La questione della disoccupazione è assolutamente il problema che concerne il mercato del lavoro e l’aspetto sociale più importante in questo periodo.

Famiglie: Confcommercio auspica una riforma fiscale

 Confcommercio auspica la riforma fiscale. Quella presentata dall’ente per descrivere il Paese è un’immagine triste. Famiglie povere, potere d’acquisto in calo, consumi in perdita. C’è da dire che la legge di stabilità contempla più entrate da quest’anno al 2016, per quasi 5 miliardi di euro. Ma l’ufficio studi dell’ente non risparmia la triste realtà. Il Paese, soprattutto a livello dei nuclei familiari, è in ginocchio.

Per Confcommercio nel 2013 pressione fiscale da record al 44,3%

 Qualche giorno fa, i dati Istat e quelli del Ministero dell’Economia mostravano l’aumento nel 2013 della pressione fiscale. Oggi, il Centro Studi di Confcommercio ha mostrato uno studio, basato sulla rielaborazione di quei dati, che specifica come e di quanto sia aumentata.

 

► Confcommercio giudica insostenibile il peso del fisco

 

Secondo il Centro Studi di Confcommercio, l’aumento del prelievo fiscale attraverso imposte e contributi è  quantificabile nel 2013 in circa 1,6 miliardi di euro in un anno. Sempre nel rapporto 2012-2013, il Pil nominale è in ribasso per oltre 8,7 miliardi di euro. Il rapporto esprime quindi un’aumento della pressione fiscale nel 2013 dello 0,3%, dal 44% del 2012 al 44,3% dello scorso anno.

 

► Per Confcommercio c’è “allarme tasse”

 

Questo studio risponde alle notizie di una riduzione delle tasse uscite qualche giorno fa e parla invece di aumento del carico fiscale in proporzione al Pil.

Niente riduzione delle tasse, quindi, ma record della pressione fiscale. Per gli economisti del Centro Studi di Confcommercio “Non c’e’ stato affatto l’avvio di un percorso di riduzione della fiscale e si è assistito, invece, a parziali effetti redistributivi che modificano il mix del gettito tra le diverse categorie di contribuenti”.

Per Confcommercio una pressione fiscale così alta ostacola la crescita economica. L’associazione dei commercianti propone maggiore coraggio e decisioni più incisive volte a tagliare la spesa pubblica. Si chiede una politica fiscale diversa basata sulla riduzione degli oneri fiscali che influenzano la produzione. Il primo punto riguarda le tasse sul lavoro da abbassare per permettere una crescita economica seria.

Per Confcommercio, il governo dovrebbe avere come obiettivo principale quello della riduzione delle tasse per rilanciare le orze produttive del Paese.

Per il Codacons le previsioni sui saldi sono negative

 Da domani i saldi inizieranno in quasi tutte le regioni italiane, a parte la Campania e la Basilicata dove sono già iniziati ieri. Le previsioni su come andranno questi saldi, fondamentali per il settore abbigliamento contrassegnato dalla crisi, sono discordanti. Dopo il periodo natalizio che non è stato buono come in passato per i negozianti, alcune previsioni si basano su una ipotesi di ripresa con i saldi.
Per il Codacons, al contrario, i saldi non dovrebbero andare così bene. L’associazione dei consumatori prevede un calo delle vendite del 12.5% e una spesa media delle famiglie minore di 200 euro. Le famiglie che pensano di fare acquisti per questi saldi invernali che inizieranno sabato sono solo il 35%.
Gli sconti iniziano subito dal 30%-40%. Le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio sono migliori di quelle del Codacons e prevedono che ogni famiglia spenderà in media 340 euro per l’acquisto di abbigliamento, calzature e accessori. Per Fismo-Confesercenti la spesa media a persona sarà di 155 euro, con i saldi di quest’anno considerati i più convenienti degli ultimi dieci anni.
Il Codacons ha affermato anche che il rischio “raggiro” è presente e che bisogna fare attenzione. L’associazione dei consumatori invita a controllare i prezzi prima dei saldi e verificare l’applicazione dello sconto pubblicizzato, visto che in alcuni casi si potrebbero presentare sconti finti. Il Codacons ha ricordato la situazione dell’anno scorso quando, dopo un controllo a campione, è stato accertato che un negozio su cinque ha praticato sconti falsi basati su prezzi di base gonfiati ad hoc per l’occasione. Il risultato è stato di clienti invogliati maggiormente a comprare ma raggirati da uno sconto dichiarato e fittizio.

Iniziano i saldi con sconti alti e speranza di ripresa del settore

 Come ogni anno, dopo Capodanno e in attesa dell’Epifania che chiude il periodo delle feste, arriva l’appuntamento con i saldi. Da oggi saldi al via in Campania e Basilicata, mentre dal 4 gennaio toccherà a tutte le altre regioni. Negli ultimi anni i saldi sono diventati un appuntamento imperdibile per molti consumatori, vuoi per la crisi economica vuoi per il fatto che è diventato quasi un “obbligo” non approfittare degli sconti. E così, si prevede anche quest’anno che dall’alba una massa di persone si riverserà nelle shopping street delle città per fare gli acquisti.
Gli sconti iniziali saranno in media tra il 30% e il 40%. Il settore dell’abbigliamento spera in una ripresa grazie ai saldi dopo un anno che è stato molto negativo e ha visto molti negozi costretti a chiudere. L’Ufficio Studi di Confcommercio stima una spesa a famiglia di 340 euro per l’acquisto di abbigliamento, calzature e accessori. Il valore complessivo è previsto in 5,4 miliardi di euro che corrisponde al 18% del fatturato annuo del settore. Per Fismo-Confesercenti le stime sono di una spesa media a persona di 155 euro, mentre i saldi di quest’anno sono considerati i più convenienti degli ultimi dieci anni.
A Natale il settore dell’abbigliamento ha registrato una calo delle vendite e i saldi possono invertire la tendenza. Questa è la speranza di Renato Borghi, Presidente di Federazione Moda Italia e Vice Presidente di Confcommercio, il quale si aspetta il rispetto del rito dei saldi dopo le preoccupazione e la contrazione dei consumi nel settore dell’abbigliamento che si è registrata.

Per Confcommercio il governo ha annullato i benefici del cuneo fiscale con l’anticipo degli acconti

 Per Confcommercio, il saldo degli acconti tra Ires e Irap nel 2013 e i benefici del cuneo fiscale è praticamente uguale a zero. Questo significa che il taglio al cuneo fiscale non porta a niente di buono per le aziende. In effetti, gli acconti di importa Ires e Irap utili a coprire la soppressione dell’Imu valgono 1,147 miliardi mentre il taglio del cuneo fiscale previsto dalla Legge di Stabilità vale 1 miliardo. Per Confcommercio il beneficio del cuneo fiscale è quindi azzerato dalla crescita di 1,5 punti dell’Ires per gli anni 2013 e 2014.

Mini Imu di gennaio 2014, quanto si pagherà?

Confcommercio spiega che la Legge di Stabilità prevede nel 2014 la riduzione del cuneo fiscale attraverso l’abbassamento dei premi Inail. Il governo ha previsto che la riduzione è di 1 miliardo. Per l’Associazione dei commercianti, questa è una misura esigua che è per di più annullata dall’aumento degli acconti sui versamenti decisi dal governo. Il beneficio fiscale per le aziende partirà dal prossimo anno e oggi lo Stato chiede loro di anticipare, in un certo senso, questo beneficio. Questi sono i risultati delle scelte del governo secondo Confcommercio che ha collaborato nello studio con il Cer.

Ripresa difficile se non si concede credito alle Pmi

L’organizzazione dei commercianti, nella sua analisi, afferma: “Alcune delle coperture previste per l’abolizione della prima rata dell’Imu non sono state conseguite. Si tratta, in particolare, dei 600 milioni di gettito atteso dalla cosiddetta ‘sanatoria giochi’ e di parte dei maggiori introiti Iva associati allo sblocco dei pagamenti della Pubblica amministrazione pari a 925 milioni. Sono, queste ultime, due forme di prelievo aggiuntive, ma allo stesso tempo a impatto nullo per il sistema economico: la prima perché confinata a una sola categoria di operatori, a cui viene, peraltro, offerto un forte sconto per la chiusura di precedenti pendenze fiscali; la seconda perché compensata da pagamenti di ammontare molto maggiore e da lungo tempo attesi dalle imprese”.

La pressione fiscale resterà al 44% fino al 2016

 Nonostante gli sforzi compiuti dal governo per abbattere la pressione fiscale, e a causa delle manovre a cui andranno in cittadini italiani nei prossimi mesi, la pressione fiscale nel nostro paese sarà destinata a rimanere molto alta ancora per molto tempo.