Quantitative Easing, Monti prova a convincere i tedeschi

Tiene banco l’argomento Quantitative Easing, a poche ore di distanza dalla riunione Bce che ha lasciato i tassi invariati e non ha avviato nuove misure di allentamento monetario in Europa per il momento.

Altroconsumo denuncia la mancanza del conto corrente base in Italia

 La legge anti evasione voluta dal governo Monti e che prevede che ogni transazione economica superiore ai 1000 euro non possa essere fatta in contanti, ha costretto molte persone, in primis i pensionati, ad aprire un conto corrente.

► Conti corrente troppo cari e la Commissione Europea interviene con una direttiva

Per ovviare al costo aggiuntivo che avrebbero sostenuto queste persone, la stessa normativa prevede anche che le banche e i vari istituti mettano a disposizione dei cittadini un conto corrente low cost, ossia un conto a prezzo molto basso e con meno operazioni.

Ma questi conto corrente base esistono?

Secondo un inchiesta di Altroconsumo questi conti correnti non ci sono. L’inchiesta è stata effettuata grazie ad una persona che ha chiesto a diversi istituti di poter aprire un conto agevolato con uno stipendio da lavoro precario di circa 1000 euro.

La richiesta che ha fatto il fantomatico richiedente era quella di avere un conto agevolato solo per le seguenti operazioni: accredito dello stipendio, pagamento dell’affitto con bonifico una volta al mese, bancomat e domiciliazione delle bollette.

► Il conto corrente ordinario per i clienti non consumatori

Nessuna delle offerte fatte dalle banche rispecchiava le regole previste dal decreto di Monti per i conti correnti agevolati, anzi, pur con la limitazione delle operazioni effettuabili il costo del conto corrente era a netto vantaggio delle banche. Lo stesso anche per le banche on line.

La Corte dei Conti critica le misure del governo Monti

 Nel corso dell’ adunanza che si è svolta il 2 Maggio scorso la Corte dei Conti ha evidenziato una serie di valutazioni generali sull’ operato del governo tecnico presieduto da Mario Monti, e in particolare sulle misure prese da quell’ esecutivo nel corso dell’ ultimo quadrimestre del 2012.

Tutte le misure contenute nella nuova Legge Sviluppo

Le sue annotazioni sono, infatti, contenute all’ interno della Relazione sulla copertura delle leggi di spesa, che ha analizzato i provvedimenti contenuti all’ interno della legge Stabilità e del Dl Sviluppo.

Sviluppo Bis, passi in avanti sul decreto

Secondo la Corte dei Conti, dunque, il governo Monti ha fatto un uso abbondante di misure quali il rinvio a provvedimenti di secondaria attuazione, l’ inserimento di emendamenti privi di relazione tecnica, l’ impiego improprio dei fondi di Tesoreria per coprire oneri di bilancio, nonché l’ utilizzo di coperture, come quelle derivanti dai proventi dei giochi e delle accise sugli idrocarburi, non troppo affidabili.

Nello specifico, inoltre, per quanto riguarda la legge di Stabilità per il 2013, l’ intero provvedimento è risultato essere, agli occhi della Corte, poco efficace, perché frammentata in una serie di precedenti o successivi decreti legge, eterogenea e priva di un respiro pluriennale.

Quanto al Decreto Sviluppo, infine, ne viene messa in luce la sua fondamentale disorganicità.

Grilli smentisce la possibilità di una nuova manovra

 E’ stato Mario Monti, premier ancora in carica fino a che non si riuscirà a formare il nuovo governo, a paventare la possibilità di una nuova manovra finanziaria. Lo ha detto nei giorno scorsi alla presentazione del DEF, il documento ministeriale di macroeconomia, parlando di una possibile manovra già dal prossimo anno, quando, per effetto della mancanza dell’Imu – la tassa è in vigore per soli tre anni – alle casse dello Stato verranno a mancare molti fondi per le spese.

► Nuova manovra finanziaria per il 2015

La manovra finanziaria paventata da Monti dovrebbe essere di circa 20 miliardi di euro, che diventerebbero 60 senza il rinnovo dell’Imu.

Non è d’accordo con questa affermazione il ministro dell’economia Vittorio Grilli che smentisce l’urgenza di un intervento così pesante e in tempi così stretti. Secondo il ministro, infatti, il bilancio dell’Italia è in pareggio e ci sono i fondi sia per la cassa integrazione che per le spese militari.

Una manovra finanziaria, quindi, potrebbe rendersi necessaria solo nel momento in cui il governo individuasse delle ulteriori priorità.

Per la Cig oggi ci sono i soldi, ci saranno anche per i prossimi mesi, e anche per le spese militari quest’anno ci sono. Questo governo non ha lasciato spese scoperte, sarà il  prossimo che dovrà decidere se vuole confermare le missioni o no e dovrà determinare come finanziarle.

► Confindustria critica duramente l’operato del governo tecnico

Il ministro Grilli è sembrato anche piuttosto irritato per i commenti che in questi ultimi tempi sono stati fatti sull’operato del governo tecnico, soprattutto per il fatto che è sempre stato tacciato di essere troppo rigoroso nella richiesta della riduzione delle spese.

 

Nessun contagio dall’Italia secondo Monti, anche se la situazione resta grave

 Ieri il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Olli Rehn ha commentato in modo duro i dati pubblicati della Commissione Europea sulla situazione economica dell’Unione, con particolare riferimento all’Italia, un paese ancora troppo debole e incapace, data la situazione, di far fronte a eventuali scossoni dei mercati.Non solo: secondo Rehn l’Italia e la crisi delle sue banche potrebbero contagiare anche il resto dei paesi d’Europa.

Ma Mario Monti, che si trova a Londra in veste di Ministro degli Esteri, ha replicato altrettanto duramente dicendo che l’Italia, nonostante il perdurare delle sue difficoltà, non può contagiare nessuno. La strada per la ripresa è lunga, molto lunga, ma l’Italia ha comunque intrapreso un cammino, grazie anche alle riforme varate dal governo tecnico, che la porterà ad uscire dalla recessione.

► Senza Imu niente pareggio dei conti

Ma, come emerge anche dai dati del DEF, il documento sulle previsioni macroeconomiche del Ministero dell’Economia, ci sono ancora diversi nodi da sciogliere: prima di tutto la necessità di un’ulteriore manovra correttiva che dovrebbe essere fatta tra il 2015 e il 2017. La cifra? Oltre 20 miliardi, 60 se non verrà confermata l’Imu.

Un altro sforzo necesario, secondo il premier uscente,  per condurre l’indebitamento tendenziale dal 2,5% del pil all’1,5% programmatico nel 2015, dal 2,1% allo 0,9% nel 2016 e dall’1,8% allo 0,4% nel 2017.

Senza Imu niente pareggio dei conti

 La Commissione Europea ha mostrato, con il suo rapporto sugli squilibri economici dell’Unione, come l’Italia sia ancora in una situazione di rischio che potrebbe contagiare anche il resto d’Europa. Anche se non a tinte così forti, il DEF, il Documento di economia e finanza presentato da Mario Monti e approvato dal CDM, conferma queste problematiche: debito/Pil al 130,4% nel 2013, mai così alto dai tempi del fascismo, con un deficit pari al 2,9%.

► Il rischio dell’Italia sul deficit

Ma, secondo Monti, anche l’Ocse è della stessa opinione, l’Italia ha iniziato ad intraprendere la strada della ripresa: nel testo si legge che il pareggio di bilancio strutturale sarà raggiunto per il 2013 e il rapporto tra il debito e il Prodotto interno lordo (Pil) inizierà a ridursi già dal 2014.

Il premier uscente, nella conferenza stampa che ha accompagnato la presentazione del DEF, ha ribadito che solo continuando sulla strada dell’austerity si può sperare di uscire dalla crisi, anzi, se si dovesse allentare il controllo sulla disciplina finanziaria il paese potrebbe di nuovo ripiombare nella recessione.

Il DEF, come spiegato anche da Vittorio Grilli, mette in evidenza un problema fondamentale sulla strada del pareggio di bilancio: l’Imu. La tassa sugli immobili, infatti, scadrà nel 2015 (anno in cui finisce la fase sperimentale) e, quindi, verrà a mancare dalle casse dello Stato un ingente introito:

► Confindustria critica duramente l’operato del governo tecnico

qualora la fase sperimentale dell’Imu non dovesse essere confermata, futuri governi dovranno provvedere alla sostituzione dell’eventuale minor gettito con interventi compensativi. Senza il balzello dell’Imu il pareggio di bilancio è a rischio.

Le dichiarazioni di Beppe Grillo su euro e Europa

 Italia de facto già fuori dall’euro. Ecco cosa ha detto questa mattina il leader del Movimento 5 Stelle al quotidiano tedesco “Handelsblatt”.

► Possibili scenari per il dopo elezioni: Beppe Grillo

Punto nevralgico del programma elettorale di Beppe Grillo è stato proprio il referendum per lasciar decidere il popolo italiano sul da farsi in merito alla permanenza o meno nella moneta unica. Ma, stando a quanto affermato nell’intervista di questa mattina, il referendum sembra non essere necessario perché l’Italia sarà presto fuori dalla moneta unica.

Infatti, secondo Grillo, una volta che i paesi del Nord Europa rientreranno degli investimenti fatti sui titoli di Stato italiani non avranno più interesse a sostenere la permanenza tricolore nell’euro e

ci lasceranno cadere come una patata bollente.

Non per questo, però, il leader rinuncia alla volontà di interpellare i cittadini attraverso un referendum che potrebbe essere fatto on line.

► Grillo critica l’agenda-Monti

Un’intervista, quella di Grillo, che ha toccato anche altri punti relativi al panorama politico italiano attuale, soprattutto riguardo al premier uscente Mario Monti, definito:

amministratore fallimentare per conto delle banche che, invece di tagliare in alto i salari dei top-manager o dell’apparato dello stato, ha appioppato tasse più elevate in basso ai cittadini.

La crisi ha colpito anche i redditi dei parlamentari

 Silvio Berlusconi si conferma comunque il leader politico italiano più ricco di sempre, anche se le sue entrate sono diminuite di circa 13 milioni di euro rispetto al 2011. Dopo di lui, nella classifica dei Paperoni della politica Mario Monti, ma con una dichiarazione dei redditi che è di circa un trentesimo rispetto a quella del Cavaliere.

► La Germania chiede di non votare Berlusconi

Sono questi i primi dati che emergono dalla lettura delle dichiarazioni dei redditi 2012, relativa, quindi, al periodo d’imposta 2011, di tutti i senatori e dei componenti del Governo diffusa oggi da palazzo Madama.

Berlusconi, quindi, si piazza primo con oltre 35 milioni di euro dichiarati -sui quali ha pagato 15 milioni 227mila euro di Irpef- seguito dal misero milione di Mario Monti (in calo di circa 400 mila euro a causa della gestione patrimoniale della Deutsche Bank). Chiude il podio dei Paperoni della politica Walter Veltroni con 235 mila euro dichiarati nel 2012.

► Mediobanca calcola il costo delle promesse elettorali

Di seguito il dettaglio dei redditi dei politici italiani

1. Silvio Berlusconi 35.439.981
2. Mario Monti 1.092.068
3. Walter Veltroni 235.063
4. Renato Schifani 222.547
5. Angelino Alfano 189.428
6. Antonio Di Pietro 174.864
5. Ignazio La Russa 166.133
7. Massimo D’Alema 164.870
8. Roberto Maroni 162.164
9. Umberto Bosso 161.542
10. Giorgia Meloni 160.940
11. Gianfranco Fini 157.549
12. Lorenzo Cesa 148.310
13. Enrico Letta 141.697
14. Pierluigi Bersani 137.973
15. Italo Bocchino 125.592
16. Pierferdinando Casini 116.074

 

Mario Monti rassicura gli italiani sulla fine della recessione

 Mario Monti, anche se la sua carica di primo ministro italiano potrebbe terminare nei prossimi giorni, prosegue il suo impegno nel risanamento della nazione e ha annunciato poche ora che, stando anche ai dati dell’Unione Europa rilasciati in questi giorni, l’Italia sta uscendo dal tunnel della recessione economica.

Un tunnel che è stato più lungo del previsto ma che finirà, al massimo, a giugno di quest’anno. L’Unione Europea aveva già previsto che i primi venti di ripresa avrebbero iniziato a spirare sull’Italia entro la prima metà del 2013 e, inoltre,  il paese ha corretto il deficit di bilancio nei tempi stabiliti e che anche nei prossimi anni rispetterà gli obiettivi.

Il premier uscente, nel suo intervento a Firenze, ha ribadito la necessità di proseguire con le riforme strutturali, in primis quelle legate al mondo del lavoro, iniziando dall’eliminazione dell’Irap che grava in maniera sostanziale sul costo del lavoro.

Serve un impegno straordinario contro la precarietà e per una occupazione stabile. Per questo lancio la proposta di un pacchetto d’urto con alcuni punti precisi, a partire dal taglio del costo del lavoro per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Monti si dice molto fiducioso soprattutto per quanto riguarda l’opinione dell’Unione nei confronti del paese. Infatti, dal momento che gli obblighi sono stati rispettati si può anche chiedere a Bruxelles il permesso di mettere in atto le riforme necessarie anche se queste dovessero far aumentare il disavanzo pubblico.

 

I dubbi del FT sulle elezioni italiane

 Le elezioni italiane saranno un mistero fino alla prossima settimana, intanto aumenta la tensione sui mercati e molte riviste economiche si sbilanciano con le previsioni. Di fatto la posta in gioco è altissima visto che in base al prossimo premier potrebbero cambiare e anche di molto le prospettive legate alla politica finanziaria del paese.

La situazione che gli analisti propongono cerca di stabilire un parallelo con quel che è successo negli ultimi appuntamenti elettorali, ma il Financial Times si spinge oltre spiegando come quello che stiamo vivendo alla vigilia delle elezioni, è molto simile a quanto accaduto nel 2006 con Prodi prima eletto a discapito di Berlusconi e poi crollato con la rielezioni del premier PdL.

Elezioni, dimissioni e opzioni binarie

Il Financial Time “teme” in qualche modo che quello che è già accaduto a Prodi, succeda anche a Pier Luigi Bersani che quale leader del PD potrebbe essere eletto, tentando di unire la sinistra italiana sotto una stessa bandiera, per poi crollare per gli attacchi delle opposizioni.

La debolezza dell’Italia, della Spagna e dell’UE

Molti sondaggi, ad esempio, danno in forte recupero il Movimento a Cinque Stelle che avrebbe eroso molto dell’elettorato di sinistra. Se la situazione alla Camera è ancora incerta ma è possibile prevedere una maggioranza del partito più quotato, non si può dire altrimenti del Senato, dove, invece, la maggioranza potrebbe risultare troppo risicata.

Il rischio è che si torni poi ad un governo tecnico di nuovo guidato da Monti, oggi candidato premier per una lista moderata di centro.