Occorre il punto della situazione sulle novità fiscali concretamente previste nel corso del 2026. Il nuovo Atto di indirizzo per la politica fiscale 2026-2028 delinea una strategia a doppio binario: da un lato, l’incentivo alla compliance volontaria, dall’altro, un tentativo di rendere meno fallimentare la fase della riscossione coattiva. Sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di ridurre i costi dell’adempimento per i cittadini, la sfida resta ancorata alla capacità del Fisco di trasformare i crediti teorici in incassi reali.

Verso una collaborazione “forzata” tra le novità fiscali previste in Italia nel corso del 2026
Il Governo punta con forza su strumenti di prevenzione ex ante. Il concordato preventivo biennale e l’adempimento collaborativo — quest’ultimo esteso dal 2026 alle grandi imprese con fatturato oltre i 500 milioni di euro — rappresentano i pilastri di questa visione. L’idea di fondo è quella di stabilire un patto con il contribuente, offrendo certezze sui pagamenti in cambio di una riduzione dei controlli successivi. Tuttavia, il passaggio dalla teoria alla pratica non è privo di ostacoli, specialmente quando si scontra con la macchina della riscossione coattiva.
Il nodo della riscossione: efficienza o inerzia?
Il sistema italiano di recupero crediti continua a mostrare fragilità croniche. Nonostante la delega fiscale promettesse una svolta, i decreti attuativi non hanno ancora introdotto criteri di efficienza rivoluzionari. Il problema principale resta il mastodontico “magazzino” dei crediti inesigibili: manca ancora un provvedimento definitivo per il discarico parziale delle cartelle pregresse, lasciando l’Agenzia della Riscossione sommersa da miliardi di euro virtuali ma non recuperabili. L’Atto di indirizzo suggerisce una gestione basata sulla logica di risultato:
Selezione dei crediti: dare priorità alle somme con maggiore probabilità di incasso.
Tempestività: ridurre il lasso di tempo tra l’iscrizione a ruolo del debito e l’avvio delle procedure esecutive.
Incrocio dati: utilizzare le banche dati per individuare beni aggredibili prima che svaniscano o vadano in prescrizione.
L’ostacolo delle Risorse Umane
A frenare queste ambizioni tecnologiche interviene la realtà dei numeri. L’Agenzia delle Entrate sconta una carenza d’organico drammatica. Il Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) evidenzia un buco di quasi 6.000 unità, che non verrà colmato neanche entro la fine del 2028: nonostante i nuovi concorsi, si stima che mancheranno ancora 4.000 dipendenti all’appello. Senza il capitale umano necessario per gestire la mole di dati e procedure, il rischio è che le innovazioni digitali restino gusci vuoti, incapaci di scalfire il muro del tax gap. Staremo a vedere se le suddette novità fiscali diventeranno operative o meno in Italia.