Da alcuni giorni a questa parte si parla con grande insistenza di F24 automatico in Italia. La trasformazione digitale sta per ridefinire radicalmente il legame tra lo Stato e i contribuenti, inaugurando una fase di profonda modernizzazione che si svilupperà pienamente nel triennio tra il 2026 e il 2028.
Cresce sempre più la dichiarazione dei redditi semplificata. A partire dal trenta aprile scorso, i cittadini hanno avuto la possibilità di visionare la propria dichiarazione dei redditi in modalità puramente consultiva. Con la recente attivazione dei canali telematici ufficiali sul portale dell’Agenzia delle Entrate, la procedura è entrata nella sua fase operativa più importante.
Da questo momento, i contribuenti possono intervenire direttamente sul modello 730 precompilato, scegliendo se accettarlo senza variazioni, modificarne i dati interni o integrarlo con ulteriori spese detraibili e deducibili, per poi procedere all’invio definitivo direttamente tramite il web.
Il tema delle detrazioni fiscali 2026 sta facendo emergere dei tagli che non possiamo tralasciare in questo momento storico. Prima di fare previsioni a lungo termine, le famiglie in Italia devono sapere a cosa stiamo andando incontro.
Ci sta chiededersi cosa cambi con la flat tax e come siano destinati a cambiare alcuni stipendi ad aprile, secondo quanto appreso in questi giorni. L’arrivo della primavera 2026 porta con sé una ventata di ossigeno per i portafogli di milioni di italiani. Grazie alle recenti disposizioni della Legge di Bilancio 2026, le buste paga di aprile si preannunciano sensibilmente più pesanti per circa 4 milioni di dipendenti del settore privato. La novità centrale riguarda l’applicazione di una flat tax al 5% sugli incrementi retributivi derivanti dai rinnovi contrattuali siglati nell’ultimo triennio.
Occorre il punto della situazione sulle novità fiscali concretamente previste nel corso del 2026. Il nuovo Atto di indirizzo per la politica fiscale 2026-2028 delinea una strategia a doppio binario: da un lato, l’incentivo alla compliance volontaria, dall’altro, un tentativo di rendere meno fallimentare la fase della riscossione coattiva. Sebbene l’obiettivo dichiarato sia quello di ridurre i costi dell’adempimento per i cittadini, la sfida resta ancorata alla capacità del Fisco di trasformare i crediti teorici in incassi reali.
Potrebbe non essere così lontano il definitivo stop alle ricevute POS, al punto che a stretto giro potrebbero effettivamente arrivare importanti novità per le attività che in questi anni si sono dovute adeguare alle disposizioni dall’alto.
Si comincia ad entrare nel vivo con la dichiarazione dei redditi 2026. La stagione dichiarativa 2026, riferita ai redditi percepiti nel 2025, si preannuncia densa di conferme e aggiustamenti strategici. Il Modello 730 non è solo un obbligo contabile, ma il principale strumento per ottimizzare il proprio carico fiscale attraverso detrazioni e deduzioni.
Curioso chiedersi come nascano gli invisibili al fisco, visto che parliamo di oltre 80.000 persone in Italia. L’evasione fiscale in Italia continua a rappresentare una sfida strutturale dalle dimensioni impressionanti. Gli ultimi dati emersi durante Telefisco, l’appuntamento annuale de Il Sole 24 Ore, delineano un quadro in cui l’ombra dell’irregolarità avvolge una platea vastissima: lo scorso anno, l’Agenzia delle Entrate ha individuato circa 86.000 soggetti — tra cittadini e imprese — totalmente invisibili al fisco.
Se a questi si aggiungono coloro che, pur noti, non hanno presentato la dichiarazione dei redditi, la cifra degli “evasori totali” sale a quota 200.000.
Fondamentale oggi approfondire il tema del versamento IVA 2025 entro il 29 dicembre, capendo in primis a chi tocca ed in cosa consiste. L’appuntamento con l’acconto IVA per l’anno 2025 è fissato per lunedì 29 dicembre 2025. La scadenza, che ordinariamente cadrebbe il 27 dicembre, viene automaticamente posticipata al primo giorno lavorativo successivo.
Si torna a parlare in Italia di “tassa etica“. Quella che oggi viene definita in modo più politically correct come “tassa etica” nasceva circa vent’anni fa come “pornotax”, introdotta con la Legge Finanziaria del 2006 durante il Governo Berlusconi III. Si tratta di un’imposta addizionale del 25% applicata sui redditi derivanti dalla produzione di contenuti per adulti. Inizialmente pensata per colpire pubblicazioni e audiovisivi del “mondo XXX”, la sua applicazione si è estesa, per via interpretativa, ai creator di spettacoli e contenuti sulle moderne piattaforme digitali, come OnlyFans.
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