Bisogna monitorare con attenzione l’andamento del prezzo del latte e l’eccesso di produzione ad inizio 2026. Nelle campagne di Pavia, il silenzio dellโalba รจ rotto dal fragore del latte che finisce direttamente negli scarichi. Non รจ un guasto tecnico, ma la drastica forma di protesta e disperazione di Renato Fiocchi, un allevatore che nellโultima settimana ha gettato via 16.000 litri di latte. Con 340 vacche in produzione e circa 30 quintali munti quotidianamente, Fiocchi si trova davanti a un paradosso economico brutale: produrre cibo รจ diventato un costo insostenibile e un peso logistico.

Un mercato saturo e senza sbocchi condiziona il prezzo del latte
Il dramma di Fiocchi nasce dalla disdetta del contratto da parte della sua azienda di riferimento. In un settore dove la conservazione รจ limitata a poche ore, la mancanza di un acquirente trasforma il latte da risorsa a rifiuto speciale. Nonostante i tentativi di ricollocamento, i caseifici locali rispondono con un coro di “no”: le scorte sono piene e la domanda langue.
Attualmente, lโallevatore รจ riuscito a piazzare solo 50 quintali a settimana, una frazione minima rispetto a una produzione che ne genera oltre 200 nello stesso arco temporale. La beffa finale รจ arrivata da un centro di raccolta che ha offerto 6 centesimi al litro. ยซPiuttosto lo buttoยป, ha commentato Fiocchi, sottolineando come una cifra simile non copra nemmeno una frazione delle spese per mangimi ed energia.
L’instabilitร del “latte spot” e i nodi strutturali
La crisi non รจ un caso isolato, ma il sintomo di uno squilibrio profondo tra domanda e offerta. Dopo una fase di espansione, il prezzo del latte รจ crollato a livelli che mettono a rischio la sopravvivenza delle aziende agricole. Se la maggior parte del mercato si regge su contratti a lungo termine per garantire stabilitร , il cosiddetto “latte spot” โ quello venduto fuori dagli accordi quadro โ รจ diventato il termometro di una febbre altissima.
Il latte spot segue le fluttuazioni giornaliere del mercato e, in questo momento, sta trascinando verso il basso l’intero comparto. Gli allevatori osservano con timore una dinamica in cui l’eccesso di offerta concede un potere contrattuale immenso all’industria di trasformazione, lasciando chi produce la materia prima in una posizione di estrema fragilitร .
Senza interventi strutturali o una ripresa dei consumi, le cisterne di Fiocchi rischiano di svuotarsi ancora nel fango, simbolo di un sistema che non riesce piรน a valorizzare il lavoro della terra. Va monitorato l’andamento del prezzo del latte, per un settore ormai in crisi.