Confermati i tagli al personale di Volkswagen: i numeri aggiornati

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Giungono conferme, purtroppo, a proposito dei tanto temuti tagli al personale di Volkswagen, al punto che a fine luglio occorre prendere in considerazione i numeri aggiornati per coloro che stanno seguendo da vicino una vicenda molto delicata.

All’interno del gruppo Volkswagen si respira un’aria di altissima tensione a causa dei drastici piani di ristrutturazione voluti dall’amministratore delegato Oliver Blume. Un lungo e complesso consiglio di sorveglianza a Wolfsburg ha messo in luce una profonda spaccatura, mentre i lavoratori manifestavano in diversi stabilimenti tedeschi, tra cui Emden, Hannover e Salzgitter. I vertici considerano la situazione del colosso automobilistico critica e a rischio esistenziale, complice il forte calo delle consegne globali, scese a nove milioni di veicoli, e il crollo dei volumi in Cina.

tagli al personale di Volkswagen

La situazione sui tagli al personale di Volkswagen

Le indiscrezioni della stampa tedesca delineano una manovra lacrime e sangue racchiusa nel piano “Zielbild 2030”, che ipotizza il taglio di una quota di dipendenti compresa tra i 55.000 e i 120.000 lavoratori. Per raggiungere l’obiettivo si punterà inizialmente su prepensionamenti e uscite volontarie, ma i vertici intendono anche ridiscutere le storiche garanzie occupazionali siglate con i sindacati.

Sul tavolo c’è anche la chiusura di quattro siti produttivi chiave tra il 2031 e il 2034, tra cui Emden e Zwickau, motivata da costi di fabbricazione troppo elevati rispetto a impianti esteri come Bratislava, e da una sovracapacità europea superiore al mezzo milione di vetture. Si valuta persino la riconversione industriale di Osnabrück per la produzione di armamenti. Voci su un presunto via libera del Land della Bassa Sassonia alle chiusure in cambio di tutele occupazionali sono state però smentite dal governo locale.

La strategia finanziaria prevede inoltre una massiccia riduzione degli investimenti futuri e un taglio netto alle varietà di motorizzazioni in commercio,. Lo con lo scopo di far balzare il margine operativo dall’attuale 3,3% al 9% entro il 2030 scoglio principale per l’approvazione resta tuttavia politico e sindacale. La Bassa Sassonia possiede il venti per cento dei voti nel consiglio e, facendo asse con i rappresentanti dei lavoratori guidati da Daniela Cavallo, ha la forza numerica per bloccare il piano.

Per aggirare questo ostacolo, Blume vorrebbe separare il marchio Volkswagen dalla holding, mossa che sottrarrebbe l’azienda al diritto di veto regionale ma che ha scatenato la furia dei sindacati. Thorsten Gröger di IG Metall ha già minacciato un durissimo conflitto sociale a difesa dell’occupazione, mettendo in discussione la stessa permanenza del manager alla guida del gruppo.