Il ministro tedesco delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, in merito alle attuali affermazioni di Mario Draghi sul bisogno di un allentamento delle politiche di rigore sostiene che «sono state interpretate troppo in una direzione». Lo ha riferito al quotidiano locale Passauer Neue Presse. «Conosco Draghi molto bene, credo sia stato frainteso».  Per Schaeuble in generale il bisogno di riforme strutturali e finanze solide rimangono la vera lezione della odierna crisi dei debiti. «Abbiamo bisogno di riforme strutturali in Germania e in Europa per assicurare la nostra competitività». Sono poi ancora da rendere migliori le infrastrutture pubbliche e i mercati finanziari, che devono diventare più proficui e concorrenziali. Il ministro valuta in ogni caso positivo la condizione dell’Eurozona: «I Paesi che si sono sottoposti a piani di salvataggio hanno fatto passi avanti enormi» ha osservato.

Pier Carlo Padoan attende crescita molto inferiore. La Bce faccia la sua parte.

Ma il pericolo di deflazione è ancora elevato: «Chiaramente presente nell’area euro e in alcuni paesi è una realtà» ha affermato il capo economista del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Olivier Blanchard, su Finance and Development, la rivista del Fmi.

Intanto il premier francese Manuel Valls rimane in ogni caso fiducioso, sicuro che «la Bce garantirà il suo mandato di un’inflazione vicina al 2% usando tutti i mezzi disponibili» ha dichiarato durante l’apertura del congresso estivo del Medef, la Confindustria francese. «La banca centrale europea ha fatto una mossa positiva a inizio giugno» per «sostenere la crescita», ma «bisogna andare più lontano e più in fretta, in particolare perché l’inflazione è troppo debole».  All’Europa però, sostiene Valls, serve più che mai «un’intesa forte, duratura e produttiva tra la Francia e la Germania».

 

 

 

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