Chiesa, conti in profondo rosso

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Si registra un ‘profondo rosso’, nonché un gap patrimoniale miliardario: è la (poco positiva) fotografia del Fondo del Clero, quello che gestisce l’Inps per la previdenza del clero secolare e dei ministri delle confessioni diverse dalla cattolica.

“Nonostante il rapporto iscritti/pensionati sia sempre ben superiore all’unità (1,45 nel 2015), la gestione è costantemente in passivo, riportando risultati economici annuali negativi compresi tra 56 e 115 milioni di euro nel periodo 2002-2015 ed un disavanzo patrimoniale di oltre 2,2 miliardi di euro nel 2015. La ragione di questo andamento risiede fondamentalmente nello squilibrio tra contributi versati e prestazioni erogate (nel 2015 il rapporto contributi/prestazioni è di 1 a 3)”, spiega l’Istituto nel tracciare per sommi capi il bilancio di questo fondo.

Se i pensionati del clero vedessero ricalcolare i loro assegni con il metodo contributivo, oltre il 60% delle pensioni subirebbe una decurtazione superiore al 50% e non ci sarebbero soggetti che avrebbero un vantaggio con il ricalcolo, annota ancora l’Inps in una nuova ‘puntata’ della sua operazione trasparenza “Inps a porte aperte”, che chiarisce le regole previste per la composizione e l’effettivo funzionamento dei maggiori fondi speciali gestiti dall’Istituto. Significa che di fatto tutti i partecipanti al Fondo ricevono un assegno che supera i contributi.

In un comunicato, si ricorda che il Fondo di previdenza del clero e dei ministri di culto delle confessioni religiose diverse dalla cattolica è stato istituito quale fondo unico con una legge del 1973. Sono stati unificati due fondi pre-esistenti, ed è stata istituita a carico del fondo anche la pensione ai superstiti, per cui il Fondo di previdenza del clero eroga la pensione di vecchiaia, la pensione di invalidità e la pensione ai superstiti a favore degli iscritti.

 

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