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Crescita globale, Fmi rivede al ribasso le stime

Il Fondo monetario internazionale mette gli occhi sulla crescita globale e rivede al ribasso le stime per l’economia mondiale.

Il Prodotto interno lordo del pianeta crescerà nel 2015 del 3,1%, 0,2 punti percentuali in meno in confronto alle previsioni di luglio, mentre l’anno prossimo crescerà del 3,6%. Va meglio per l’Italia che secondo gli economisti di Washington sperimenta una “crescita più forte del previsto”: abbastanza per alzare le stime dell’anno al +0,8% (0,1 punti percentuali in più rispetto alle stime) e al +1,3% nel 2016 (+0,1 punti percentuali).

“Il Sacro Graal di una ripresa robusta e sinronizzata”, avverte il capo economista dell’istituto di Washington, Maurice Obstfeld, presentando il Rapporto economico autunnale, “rimane sfuggente” e “i rischi verso il basso per l’economia mondiale appaiono oggi più pronunciati rispetto a pochi mesi fa”. Di qui la sforbiciata alle previsioni. D’altra parte, sul quadro complessivo pesano “tre potenti forze”, sottolinea ancora Obstfeld. Innanzitutto, la trasformazione in corso dell’economia cinese, che sta spostando i suoi driver dall’export e la manifattura ai consumi interni e ai servizi; quindi, la caduta dei prezzi delle materie prime; infine, l’incombente aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti.

La crescita aumenterà leggermente quest’anno e il prossimo. In particolare, secondo il Fondo, il Pil accelererà dall’1,8% del 2014 al 2% nel 2015 fino al 2,2% nel 2016. Rispetto a luglio c’è un taglio dello 0,1% per quest’anno e dello 0,2% per il prossimo. A trascinare il rimbalzo saranno gli Stati Uniti, il cui prodotto è previsto salire del 2,6% nel 2015 e del 2,8% nel 2016. Destinata a rafforzarsi appare anche la “modesta” ripresa nella zona dell’euro (+1,5% nel 2015 e +1,6% nel 2016). La crescita migliora in Francia (+1,2% e +1,5%), in Italia e soprattutto in Spagna (+3,1% e +2,5%). In Germania l’aumento dovrebbe invece mantenersi attorno all’1,5% nel 2015 e all’1,6% nel 2016. “Le
prospettive a medio termine”, avverte tuttavia il Rapporto, “rimangono frenate, riflettendo una combinazione di bassi investimenti, sfavorevoli tendenze demografiche e debole crescita della produttività”.

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