Su un progetto simile la Francia ci lavorava da mesi, tanto da spaccare a metà più volte l’opinione pubblica. Eppure è stata l’Italia, prima in Europa, ad imporre una tassa ai giganti del web, le grandi multinazionali dei new media e dell’online che in quanto a strategia fiscale ne sanno una più del diavolo. 

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Attraverso la Legge di Stabilità, infatti, è stato approvato proprio ieri un emendamento che impone a chi compra e vende servizi in rete in Italia di avere una partita Iva italiana. In questo modo anche i grandi evasori del web, come Google, saranno costretti a versare le tasse nel Paese in cui operano e non in quello che consente i maggiori sgravi fiscali per l’attività svolta.

Nessuna notizia sull’arrivo della carta di debito Google in Italia

Ma da dove nasce l’obbligo di pagare le tasse in Italia, fino ad oggi aggirato per vie totalmente legali? La legge italiana impone a chi vende in Italia di affermare di avere una stabile organizzazione in quel posto che costituisce parte del suo mercato. Per le multinazionali del web la stabile organizzazione, lungi da essere la volatilità world wide web, diventerà l’utilizzo abituale della rete nazionale. 

Sulla base di queste premesse, dunque, anche una società del web che vende in Italia servizi utilizzando la rete nazionale sarà tenuta a pagare le imposte secondo quanto previsto dal regime fiscale del nostro paese, e dunque, prima fra tutte, anche l’IVA.

Tutti gli spazi pubblicitari dovranno essere acquistati tramite partita Iva italiana e pagati con mezzi che consentono la tracciabilità.

 

 

 

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