Sono tempi critici per quanto concerne gli Hedge Fund. I gestori dei 25 maggiori fondi speculativi mondiali si sono ritrovati a fine 2014 con la busta paga quasi dimezzata.

Chi sbaglia, regola valida anche presso Wall Street, paga. E loro – dopo un anno di performance in chiaroscuro – si sono spartiti a dicembre un misero stipendio di 11,62 miliardi, 467 milioni di dollari a testa: una cifra pari alle entrate di 10mila famiglie negli Stati Uniti. Per i Paperoni degli hedge fund, come certifica la graduatoria di Institutional Investor, si tratta del peggior risultato dal 2008, l’anno dell’incubo della Lehman Brothers. Nel 2013 avevano guadagnato in media 860 milioni l’uno e il totale delle loro entrate (oltre 22 miliardi) era pari quasi al Pil dell’Estonia. Oggi, segno dei tempi, riescono a mettere assieme un gruzzoletto pari a stento al prodotto interno lordo della Striscia di Gaza. L’austerity ha colpito tutti: due anni fa il 25esimo classificato, risultato disonorevole tra i big del settore, aveva guadagnato 300 milioni. Quest’anno per arrivare alla stessa posizione ne bastavano 175.

Le ragioni della débacle sono chiare: i ritorni dei loro fondi non sono stati brillanti, anzi spesso sono stati inferiori al rialzo del 13,5% dell’indice S&P 500 della Borsa Usa. Il motivo? Con ogni probabilità i Gordon Gekko del terzo millennio sono stati spiazzati dalle oscillazioni valutarie e dalle mosse sulla liquidità della Fed. Il migliore di loro è stato Kenneth Griffin del fondo Citadel. Gli investitori che hanno creduto in lui hanno visto i loro risparmi lievitare nel 2014 del 18%. Griffin è stato premiato con un assegno da 1,3 miliardi. Come dire 2.430 dollari al minuto, notti comprese. Dietro Griffin, altri due suoi colleghi hanno festeggiato San Silvestro con un 740 superiore al miliardo.

Un po’ meglio (si fa per dire) è andata nel 2014 agli amministratori delegati della società quotate a Wall Street. La loro paga è salita del 12,1%, a conferma della netta ripresa dell’economia a stelle e strisce e dei risultati aziendali. Gli stipendi dei manager d’industria, con buona bace di Thomas Pikkety, sono lontani anni luce da quelli stellari dei rentier della finanza. In testa alla graduatoria del 2014 (per ora provvisoria) c’è Satya Nadella con una remunerazione complessiva di 88 milioni. Buone notizie arrivano pure sul fronte della parità di genere.

 

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