Il presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, intervenuto durante un meeting del Pd tenutosi all’Expo, ha annunciato una enorme diminuzione delle tasse nel prossimo triennio. Una promessa che fa ben sperare gli italiani.

Il Governo, dunque, almeno nelle intenzioni mira a ridurre la pressione fiscale che da anni costituisce un annoso problema per gli italiani. Dal palco del meeting Pd di Milano il Premier parla di «rivoluzione copernicana»: parla dell’odiosa Tasi che pesa enormemente sui proprietari delle abitazioni, fino al problema Irap che ancora grava sugli imprenditori e, della pesante Irpef che condiziona il lavoro dipendente e le pensioni. Stando ai primi calcoli la manovra di Renzi potrebbe ridurre fino a 45 miliardi di tasse in tre anni.

L’operazione naturalmente è per il momento solo un’idea, espressa nelle sue linee generali. Tuttavia, si tratta di una mossa politica tutt’altro che vaga, anzi fin troppo chiara e meditata. La pressione fiscale quest’anno, malgrado l’operazione 80 euro che ha agito sull’Irpef, ha raggiunto livelli molto alti: siamo al 43,5% e il prossimo anno si giungerà al 44,1.

Poco sopportabile soprattutto la tassa sulla casa, che gli italiani hanno appena accantonato con la rata di giugno e che si ritroveranno di fronte nell’ultimo mese dell’anno. Il costo medio della Tasi sulla prima casa (il nuovo nome di quella che fu l’Ici e poi l’Imu) è stato quest’anno di 180 euro a famiglia ma se si osserva attentamente la “top ten” dei Comuni dove si paga di più, realizzata dalla Uil servizio politiche territoriali, si scopre che a Torino ci sono punte di 403 euro, a Roma di 391 e a Firenze di 346. Il disagio aumenta: i proprietari accusano Tasi e Imu (sulle seconde case) di affossare il mercato immobiliare; il ritorno delle detrazioni, affidato alle scelte dei singoli sindaci, ha creato una confusione pari a oltre 100 mila combinazioni tra Isee, numero dei figli, zone censuarie e rendite.

 

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