Insegnamento, forti proteste contro l’aumento a 36 ore settimanali

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 Aumenta  la protesta sindacale contro l’intenzione manifestata dal Governo di aumentare le ore di servizio dei docenti italiani, portandole a 36 ore a settimana, senza però sbloccare il contratto e conformare gli stipendi fermi ai valori del 2009.

”Come sindacato, a tutela dei diritti del lavoratori che rappresentiamo – dice Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – è bene che sulle 36 ore il Governo ci ripensi. È normale che chi vuole più spendere il suo tempo a scuola lo possa fare, ma da qui a revisionare l’orario di servizio dei docenti, sostanzialmente allineato ai parametri europei, ancorché su base volontaria, ce ne passa”. Il sindacato conferma pertanto tutta la sua contrarietà al continuare dei tagli al settore Scuola: “soltanto negli ultimi sei anni, sono stati cancellati 150mila posti che erano affidati ai precari al 30 giugno o al 31 agosto per fare funzionare i nostri istituti scolastici”.

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E il risultato è stato : il tasso di abbandono scolastico che rimane tra i più alti d’Europa, il tempo scuola è andato tra i più bassi, con più di 305mila alunni bocciati e 167mila dispersi solo nell’ultimo quinquennio. “Ora l’idea di tagliare pure le supplenze brevi e di utilizzare quei risparmi per coprire la flessibilità ci porta nella stessa strada sbagliata, perché – prosegue il sindacalista Anief-Confedir – non è caricando gli insegnanti di nuove mansioni che si garantisce la loro produttività: è una logica puramente aziendale, che nella scuola non può essere adottata. Il docente ha bisogno di tempo per calibrare giornalmente la sua didattica, per preparare le lezioni e valutare gli elaborati. Ha bisogno di tempo per programmare, insomma”.

 

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