Il Governo Letta e le difficoltà dei centri per l’impiego

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 Una diminuzione del prodotto interno lordo dell’1,8% nel 2013 e un aumento della disoccupazione al 12,5% nel prossimo anno. Ecco i dati sull’economia italiana rilasciati questa mattina dall’Ocse che, dunque, ha peggiorato per l’ennesima volta le previsioni sul nostro paese. E’ in questo panorama, non certo positivo, che il premier Enrico Letta cercherà di mettere in pratica al più presto i progetti del suo governo per fronteggiare la disoccupazione giovanile, che si concentrano sulle Youth Guarantee europee (le Garanzie Giovani), cioè i programmi di formazione e inserimento professionale per i minori di 25 anni, che saranno finanziati con le risorse dell’Ue ed entreranno in cantiere il prossimo anno (anche se Letta chiederà di anticiparle di qualche mese).

Auspichiamo che i piani dell’esecutivo possano iniziare con il piede giusto, dal momento all’orizzonte si intravedono nubi nere. Secondo il governo, infatti, i programmi di formazione per i giovani (finalizzati in prevalenza ai diplomati e ai laureati) dovrebbero avere il loro nucleo principale nei Centri per l’Impiego pubblici, cioè gli ex-uffici di collocamento sparsi su tutto il territorio nazionale. Peccato, però, che i centri per l’impiego facciano acqua da tutte le parti, al Nord e al Sud, come sostengono da anni diversi analisti. L’ultima indagine , molto approfondita, è stata effettuata alla fine del 2011 dall’Isfol, istituto di ricerca che fa capo al Ministero del Lavoro e che ha tracciato un quadro impietoso dei vecchi uffici di collocamento.

 

 

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