Nuovo Qe Bce, tassi azzerati e acquisti per 80 miliardi

Il direttorio dell'Eurotower, dunque, non ha agito solo sul tasso sui depositi, la tassa implicita caricata sulla liquidità che le banche parcheggiano verso la Bce, ma anche su quello delle operazioni di rifinanziamento principale, ovvero il tasso applicato alla maggioranza delle operazioni con le quali la Banca centrale offre liquidità al mercato.

10 Marzo 2016 17:110 commentiVisualizzazioni: 23

La Banca centrale europea sorprende tutti. Taglia i tassi di riferimento del costo del denaro e porta il programma d’acquisto di titoli di Stato lanciato un anno fa a 80 miliardi. Inoltre, l’Eurotower potrà acquistare anche i bond erogati dalle aziende più solide, non solo titoli di Stato.

Le notizie fanno salire le Borse, mentre l’euro si deprezza contro il dollaro salvo poi tornare a crescere nuovamente. A stimolare gli acquisti sono anche i dettagli sulle nuove operazioni di finanziamento agevolato (le cosiddette aste Tltro): saranno quattro, a partire dal prossimo giugno, con scadenze più lunghe delle precedenti (da tre a quattro anni) e soprattutto con tassi che potranno scendere in negativo. Di fatto le banche potranno prendere denaro a prestito e saranno remunerate per farlo, ma solo a patto di mettere il denaro in circolo e non chiuderlo nei caveau di Francoforte o investirlo in titoli di Stato.

Mario Draghi ha spiegato che le nuove mosse sono pensate per agevolare ancora le condizioni di accesso al credito e riportare l’Eurozona vicino all’obiettivo di inflazione al 2%:

Vogliamo sfruttare le sinergie tra diversi strumenti. La richiesta ai governi è di applicare le raccomandazioni della Commissione Ue, cosa avvenuta in maniera limitata nel 2015.

Relativamente alle critiche per la scarsa propensione all’azione della Bce, il governatore ha rivendicato come la giornata odierna sia testimone della prontezza all’intervento e della disponibilità del Direttorio, che ha votato a larga maggioranza proprio “sciogliendo tutti i dubbi sulla capacità di agire delle banche centrali”. Rispondendo alle domande della platea di giornalisti, ha anche lanciato una stoccata ai falchi tedeschi: “Immaginate se  non avessimo fatto niente, avessimo incrociato le braccia dicendo ‘nein zu allen’, no a qualsiasi cosa. Oggi ci ritroveremmo con una disastrosa inflazione”.

Il direttorio dell’Eurotower, dunque, non ha agito solo sul tasso sui depositi, la tassa implicita caricata sulla liquidità che le banche parcheggiano verso la Bce, ma anche su quello delle operazioni di rifinanziamento principale, ovvero il tasso applicato alla maggioranza delle operazioni con le quali la Banca centrale offre liquidità al mercato. Il primo, come da aspettative, passa da -0,3 a -0,4%, mentre il secondo scende di cinque punti base allo zero tondo. Per di più anche il tasso di rifinanziamento marginale, che governa i prestiti straordinari a brevissimo termine che le banche chiedono alla Bce, è stato tagliato allo 0,25% dallo 0,30%, pur non essendo nelle attese. Draghi ha sottolineato che i livelli saranno questi “o più bassi a lungo”. Ha poi precisato, però, che la Bce “non prevede di abbassare ancora i tassi” a meno di scossoni radicali nel quadro macro.

L’attesa variazione del piano d’acquisto di titoli di Stato è arrivata, non solo in quantità ma anche in qualità. Anche su questo fronte, la Bce ha sorpreso gli osservatori : gli analisti si aspettavano in media una crescita degli acquisti a 70 miliardi al mese, invece il ritmo è stato portato a 80 miliardi. Draghi ha spiegato che l’orizzonte temporale del Qe è il marzo 2017, ma si potrà andare oltre “se la Bce lo riterrà necessario”. Se fino ad ora il Quantitative easing ha riguardato in primis titoli di Stato e pochi altri bond emessi da agenzie europee o entità nazionali di rango istituzionale (come la Cdp), il programma verrà esteso ai titoli emessi dalle aziende (non finanziarie) che abbiano un giudizio elevato da parte delle agenzie di rating. Inoltre, ha spiegato il governatore, sale “al 50% dal 33% il limite acquistabile di ciascuna singola emissione di bond attraverso il Quantitative easing“, dopo che a settembre era stato portato dal 25 al 33%.

Il Direttorio ha anche dato il via libera a quattro “targeted longer-term refinancing operations”, aste di liquidità con le quali le banche possono prendere denaro a prestito a condizioni estremamente favorevoli, a patto che lo impieghino non per acquistare titoli di Stato o fare altri investimenti, ma per sostenere il credito. Rispetto alle operazioni del passato, la durata di questi prestiti – che verranno lanciati con cadenza trimestrale dal prossimo giugno – sale da 3 a 4 anni (quindi le banche avranno più tempo per restituirli e per sfruttarli). Ma, soprattutto, avverranno ad un tasso negativo che potrà arrivare fino al nuovo tasso sui depositi, quindi fino a -0,40%. Draghi ha spiegato che il tasso sarà tanto più favorevole alle banche, quanto più faranno credito alle imprese e che potranno chiedere finanziamenti agevolati fino a un ammontare pari al 30% dei prestiti iscritti a bilancio alla fine di gennaio 2016 e validi come collaterale presso la Bce. In ogni caso, il tasso di base sarà lo 0% del rifinanziamento principale. Sulle critiche piovute soprattutto dalla Germania, visto che i tassi negativi minano la redditività delle banche, Draghi ha specificato che a livello aggregato “la redditività delle banche non è stata danneggiata”.

Tutte queste decisioni sono state prese alla luce di un aggiornamento delle stime macroeconomiche dello staff della Bce. Non a caso, Draghi si è espresso in favore di un pacchetto contro “incertezze maggiori”. La stima di crescita del Pil è ora di un +1,4% per quest’anno, poi +1,7% e +1,8%. “La previsione è stata rivista al ribasso per riflettere la debolezza dell’economia globale”, ha spiegato il governatore (quella precedente, per il 2016, era di un +1,6%). L’inflazione è vista a livelli bassi, se non negativi, nei prossimi mesi, per poi risalire nella seconda parte dell’anno. La Bce ha tagliato drasticamente le sue stime sull’inflazione dell’Eurozona, portandole per il 2016 da +1% a +0,1%. Per i 2017 le previsioni scendono da +1,6% a +1,3% e per il 2018 a +1,6%.

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