La crisi? E’ ovunque. Anche ad Abu Dhabi, dove le banche fanno i conti con le sofferenze, causate soprattutto dal calo dei prezzi del petrolio.

Per tale ragione, due di esse stanno pensando di unirsi in una fusione che darebbe vita a un gigante finanziario da 170 miliardi di asset gestiti. I promessi sposi sono la National Bank of Abu Dhabi e la First Gulf Bank, rispettivamente la settima e quindicesima banca per asset gestiti nelle regioni di Medio Oriente ed Africa: se il piano dovesse avere continuità, attualmente allo studio di due gruppi di senior manager che hanno il compito di valutarne il potenziale commerciale, verrebbe a crearsi un colosso con una capitalizzazione di mercato intorno ai 30 miliardi di dollari, 13 da National Bank e 16 da Gulf Bank.

Così gli esperti:

Si tratta di due banche statali, le quali potrebbero dare il via a una serie di altre fusioni (ci sono 500 banche nel Paese): Nbad è controllata al 69% dal fondo sovrano Abu Dhabi Investment Council e Fgb ha come maggiore azionista il fondo di investimenti pubblico Mubadala Development.  Le due entità insieme vanterebbero circa 3 miliardi di profitti. La Nbad è la maggiore delle due banche, ma nell’ultimo anno ha vissuto un trend calante di redditività fino a quota 1,4 miliardi di dollari di utili.

Anche durante il primo trimestre del 2016 le difficoltà sono proseguite, con utili in calo dell’11% a causa dell’aumentare degli accantonamenti connessi proprio ai prestiti in difficoltà per il permanere a livelli bassi dei prezzi petroliferi. La solidità degli istituti è stata messa a repentaglio anche dai ritiri dei depositi governativi, con la liquidità dirottata ad altri comparti dello Stato: come ricorda il Financial Times, Abu Dhabi, che deve al petrolio il 90% delle entrate pubbliche, ha tagliato il bilancio di un quinto nel 2015 e prevede un altro taglio del 17% quest’anno.

 

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