Petrolio e Opec, a rischio i tagli previsti?

Il mercato del petrolio è in subbuglio: è a rischio la prossima riunione dell’Opec Plus e i tagli sui quali era in agenda di trovare un accordo? Si tratta di una domanda lecita visto che il vertice dei paesi produttori doveva essere anticipato a oggi e invece rischia di saltare anche nella sua data originale.

Petrolio, Opec teme calo domanda nel 2020

L’Opec si riunisce a Vienna insieme ai paesi sostenitori per affrontare l’emergenza che il Coronavirus ha fatto scattare anche nel settore del greggio: la paura è quella che la domanda di petrolio non solo rallenti ma diminuisca in questo 2020.

USA: la fine dell’era del petrolio. O no?

L’America non ha più bisogno di petrolio, e così abbandona i partner mediorientali. Tutto merito dello Shale, il petrolio delle rocce di argilla che ha reso gli Stati Uniti autosufficienti. In pochi anni c’è stata un’autentica rivoluzione nel settore, e gli Usa si possono permettere di abbandonare l’Arabia Saudita, di lasciar chiudere lo Stretto di Hormuz e disinteressarsi del Medio Oriente.

In più gli Stati Uniti hanno iniziato a esportare il loro petrolio a prezzi super bassi, mettendo in crisi i grandi produttori storici.

Un arma a doppio taglio, visto che i prezzi stracciati si sono tradotti in zero profitti per le aziende produttrici Usa, che investivano più di quel che fatturavano, sicuri del boom economico in essere. Gli investimenti attiravano finanziamenti, che però ora si sono fermati.

Tra prestiti e investimenti diretti si è passata la cifra dei 56 miliardi di dollari, ma il tutto ha portato al crollo del greggio. Risultato: investimenti a meno di 20 miliardi e 27 aziende del settore fallite.

Il futuro

Ora sono in molti a sperare in fusioni e consolidamenti, ma i critici segnalano gli aspetti più fragili della nuova tecnologia: il sovrasfruttamento dei pozzi e il loro precoce esaurimento, che porta a ricerche sempre più serrate per i nuovi pozzi. E quindi a nuovi investimenti.

Questo potrebbe significare che i trionfali tweet di Trump dovranno essere annoverati, tra qualche tempo, tra le gaffes più grandi del presidente.

E chissà che i risparmi per pattugliare e tenere sotto controllo il Medio Oriente, che l’America sperava di ottenere con la Shale, siano solo un miraggio.

Per il momento dunque, il sogno dell’America First di Donald Trump, almeno per il discorso del petrolio, è ancora in bilico.

Forse è per questo che Trump ha prima annunciato il ritiro dalla Siria, per poi smentire se stesso qualche giorno dopo e andare a difendere le istallazioni petrolifere. Tensione ancora alta dunque con l’Iran, anche perché le sanzioni con il paese islamico sono servite solo a far divenire la Cina il maggior importatore di petrolio di Teheran.

Gli Usa manterranno le loro basi in Arabia e Baharain, e pensare al vuoto che lascerebbero gli americani, in caso di un disimpegno nella regione, è ancora prematuro. Per il momento.

Il petrolio è ai minimi storici

La crisi? E’ ovunque. Anche ad Abu Dhabi, dove le banche fanno i conti con le sofferenze, causate soprattutto dal calo dei prezzi del petrolio.

Petrolio, la ripresa nel 2017?

Sarà l’Asia a trascinare la risalita dei prezzi del petrolio, tuttavia il mercato inizierà a rimettersi in sesto soltanto a partire dal 2017. Le quotazioni del greggio, infatti, sono ancora condizionate da un eccesso di offerta a fronte di un calo della domanda.

Il petrolio sale nuovamente a 50 dollari al barile

Il clima di fiducia pervade le Borse europee. Merito del recupero del petrolio. Il Brent ha nuovamente superato la soglia dei 50 dollari al barile, per via del calo delle scorte settimanali negli States. Un calo più alto del previsto. Non succedeva da ben sette mesi.

Petrolio, dati oltre le aspettative

Un anno cominciato benino. Durante il 2016, fino ad oggi, i risultati dei gruppi petroliferi integrati hanno battuto nel primo trimestre le aspettative del mercato. Sui listini europei il comparso ha messo a segno un rialzo del 25% dai minimi del 20 gennaio, grazie alla ripresa del prezzo del petrolio.

Arabia Saudita, cresce il debito nei confronti degli Usa

L’Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio al mondo detiene quasi 117 miliardi di dollari di Treasury americani, in netta crescita in confronto agli 82,7 miliardi di dollari registrati solo due anni prima.

Il Petrolio in Cina costa 10 dollari in più

Il petrolio è sceso di molto sotto la soglia di 30 dollari al barile, tuttavia per i consumatori cinesi è come se costasse ancora più di quaranta dollari: per le Autorità, infatti, far diventare il greggio troppo conveniente sarebbe un rischio.

Ora il petrolio fa i conti con Brexit e terrorismo

I dilemmi per il futuro del petrolio hanno nomi e situazioni ben precise: fragilità dei mercati finanziari, volatilità del prezzo del petrolio, terrorismo, Brexit, prossimo presidente della Casa Bianca.