L’Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio al mondo detiene quasi 117 miliardi di dollari di Treasury americani, in netta crescita in confronto agli 82,7 miliardi di dollari registrati solo due anni prima.

L’Arabia Saudita, il più grande esportatore di petrolio al mondo detiene quasi 117 miliardi di dollari di Treasury americani, in netta crescita in confronto agli 82,7 miliardi di dollari registrati solo due anni prima.

Il petrolio è sceso di molto sotto la soglia di 30 dollari al barile, tuttavia per i consumatori cinesi è come se costasse ancora più di quaranta dollari: per le Autorità, infatti, far diventare il greggio troppo conveniente sarebbe un rischio.
I dilemmi per il futuro del petrolio hanno nomi e situazioni ben precise: fragilità dei mercati finanziari, volatilità del prezzo del petrolio, terrorismo, Brexit, prossimo presidente della Casa Bianca.

I mercati cercando di superare il deludente nulla di fatto verificatosi al termine del vertice di Doha di domenica scorsa.

Manca un giorno al vertice Opec di Doha e più si avvicina il momento di prendere decisioni concrete più sale lo scetticismo di analisti e addetti ai lavori.

Si è da poco conclusa la conferenza “Middle East and North Africa Energy”, occasione di confronto tra alcuni dei maggiori esponenti a livello mondiale di politica, cultura ed economia. La
L’Iran boccia senza mezzi termini la proposta di congelamento della produzione e il petrolio crolla di nuovo sotto quota 31 dollari, facendo affondare le Borse europee e non solo. Da Wall Street all’Asia, fino al Vecchio continente, la caduta è immediata.
Il petrolio prosegue nella sua fase di oscillazioni intorno alle prospettive di un taglio della produzione da parte dei Paesi Opec e della Russia. Nel frattempo i listini europei provano a consolidare i rialzi, in scia ai listini asiatici. Milano sale del 2,1%, sfruttando il rimbalzo di Telecom e l’andamento di Mps. In linea le altre: Londra aggiunge lo 1,45%, Francoforte 1,8%)e Parigi il 2%.
Il petrolio va giù e le conseguenze sono gravi. L’Arabia Saudita ha scelto di chiedere un prestito. Riad, pur non avendo ancora accantonato il progetto di quotazione in Borsa della società Aramco (azienda di stato che controlla le più grandi riserve di greggio del mondo), sarebbe sul punto di ricorrere a un prestito internazionale, sotto forma di emissione obbligazionaria.
Il petrolio crea nuovi problemi alle Borse e agli investitori. Durante gli ultimi mesi la correlazione tra andamento del prezzo dei brarili e mercati azionari è sempre più marcata.