Il petrolio prosegue nella sua fase di oscillazioni intorno alle prospettive di un taglio della produzione da parte dei Paesi Opec e della Russia. Nel frattempo i listini europei provano a consolidare i rialzi, in scia ai listini asiatici. Milano sale del 2,1%, sfruttando il rimbalzo di Telecom e l’andamento di Mps. In linea le altre: Londra aggiunge lo 1,45%, Francoforte 1,8%)e Parigi il 2%.


In Asia, la Cina ha fissato il cambio di riferimento con il dollaro, con il maggior taglio visto nell’ultimo mese e mezzo. Una mossa che ha rinvigorito di rimando lo yen, inducendo la Borsa di Tokyo alla debolezza. La Piazza giapponese ha concluso la sessione nuovamente in rosso dopo due sedute positive.

L’indice Nikkei, dopo aver avviato la seduta in ascesa, ha cambiato direzione nel corso della mattinata e finito la giornata in calo, a causa principalmente della rimonta dello yen e del calo dei prezzi del petrolio: ha lasciato sul terreno l’1,36% (-218,07 punti) e concluso a 15.836,36 punti. Il più ampio indice Topix ha perso l’1,13% (-14,61 punti) e finito la giornata a 1.282,40 punti. Bene invece Shanghai, che ha bissato il rialzo di ieri e chiuso a +1,08%.

Il fronte del greggio resta caldo, anche in vista di un incontro tra Iran e Iraq. Ieri, le diplomazie di Russia e Arabia Saudita hanno scelto di congelare la produzione ai livelli di gennaio; l’accordo, però, dovrà esser ratificato da tutto il cartello Opec. Una serie di dettagli che hanno deluso gli analisti, che non vedono nell’immediato la possibilità di tagliare effettivamente l’estrazione di oro nero. Anche perché Teheran si è sempre detta contraria a qualsiasi accordo, dal momento che vuole riguadagnare in fretta il suo ruolo sullo scacchiere internazionale del greggio, dopo gli anni delle sanzioni.

 

 

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