Il petrolio crea nuovi problemi alle Borse e agli investitori. Durante gli ultimi mesi la correlazione tra andamento del prezzo dei brarili e mercati azionari è sempre più marcata.

Nella giornata di ieri il Wti texano è sceso nuovamente sotto i 30 dollari al barile. Gli investitori che durante la scorsa settimana si sono illusi di un accordo tra Russia e Paesi produttori Opec circa la diminuzione dell’offerta stanno facendo già dietrofront.

Oggi, peraltro, è atteso il dato sulle scorte strategiche negli Stati Uniti contemplate su livelli record. Il che dovrebbe mettere altra tensione relativamente al prezzo dell’oro nero.

Il petrolio crea problemi anche alle società del comparto. Bp ha presentato conti enormemente in rosso e ha archiviato il 2015 con una perdita netta pari a 6,5 miliardi di dollari. Si tratta del passivo più pesante da almeno 30 anni.

Exxon ha riportato nell’ultimo trimestre un utile netto pari a 2,78 miliardi con una flessione pari al -58% in confronto ai 6,57 miliardi del medesimo periodo del 2014.

Eni ha lasciato sul terreno il 5% penalizzando una Piazza Affari già debole per via dei titoli bancari.

Complessivamente, l’azionario ha sofferto su scala globale. Eurostoxx, l’indice europeo, ha lasciato per strada il 2,39%. Francoforte ha ceduto l’1,81%, Parigi il 2,47%.

I ribassi si sono verificati anche a Wall Street.

A Milano, dunque, piove sul bagnato. Sono pesanti anche le flessioni sul titolo Ferrari che ha perso il 9,5% a seguito della pubblicazione del bilancio.

Gli attuali dati di mercato e i timori maturati negli ultimi mesi porteranno quasi sicuramente la Fed a rinviare il prossimo rialzo dei tassi di interesse dopo quello che è stato effettuato a dicembre 2015.

 

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