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Una gatta da pelare per i nuovi Sindaci: le tasse locali troppo alte

Le imposte locali vanno su vertiginosamente nelle città che sono in periodo elettorale. Durante l’ultimo lustro, questa tipologia di tasse ha fatto registrare un notevole incremento che si è attestato al +300%.

Le cifre parlano chiaro e parlano di sette miliardi di imposte locali in più tra il 2013 e il 2015. E’ il salasso pagato dai cittadini italiani secondo quanto calcolato dal Servizio Politiche Territoriali della Uil: in valori assoluti tra Addizionali regionali e comunali Irpef, Imu, Tasi, Tariffa Rifiuti, nel 2015 l’incasso è stato superiore ai 49 miliardi di euro a fronte dei 42 miliardi 2013, passando per i 46,5 miliardi di due anni fa.

Intanto, il 5 giugno si andrà al voto in ben 1.300 Comuni, tra i quali alcune grandi metropoli come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e Cagliari. In queste città la pressione fiscale è molto alta anche se è necessario tenere in conto che si va al voto con due importanti interventi del governo Renzi: l’abolizione definitiva della Tasi sulla prima casa e il blocco di tutte le tasse locali (eccetto quella sui rifiuti), fino al 31 dicembre dell’anno in corso.

Sostengono gli esperti:

Nei cinque anni che hanno segnato le “consiliature” che andremo a rinnovare il mese prossimo, le imposte locali sono aumentate pesantemente: anche se non sempre la responsabilità è tutta attribuibile alle amministrazioni e ai sindaci che si sono trovati con le spalle al muro nella dolorosa alternativa tra l’aumento delle imposte e il taglio dei servizi essenziali e del welfare di prossimità. Anche perché buona parte del gettito è destinato direttamente allo Stato centrale.

 

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