Il Venezuela ha prelevato per la seconda volta quest’anno altri 1,5 miliardi di dollari dai Diritti Speciali sulle Riserve del Fondo Monetario Internazionale, portando a un totale di 3,2 miliardi i ritiri effettuati nel corso del 2015.

La precedente operazione risale a sole 2 settimane fa. Al momento, le riserve valutarie del paese si attestano a 17,07 miliardi di dollari, in lieve rialzo dai 16,8 miliardi toccati la scorsa settimana, il livello più basso degli ultimi 12 anni.

La notizia conferma la gravissima crisi di liquidità del paese, a corto di dollari, tanto da subire una carenza diffusa di beni e servizi, a causa dell’impossibilità di importare prodotti dall’estero, in assenza di valuta straniera per gli acquisti. Il cambio al mercato nero tra dollaro e bolivar è oggi a 416, 66 volte quello ufficiale di 6,3.

I prelievi presso l’FMI, una pratica utilizzata di recente anche dalla Grecia per rimborsare una rata allo stesso istituto, segnalerebbero che il governo di Caracas starebbero effettuando acquisti di beni dall’estero in piena emergenza. In particolare, starebbe comprando prodotti alimentari, per lo più beni agricoli.

In assenza di cifre ufficiali – l’ultimo dato è stato pubblicato dalla banca centrale nel gennaio del 2014 – si stima che il tasso di carenza dei beni sarebbe lievitato al 66%, nel senso che sugli scaffali dei negozi mancherebbero ormai 2 beni su 3, costringendo i consumatori a lunghe file e compiere veri tour tra i vari punti vendita per trovare l’occorrente.

Intanto, l’inflazione continua a salire. Anche in questo caso, l’istituto centrale non aggiorna i dati ufficiali dal dicembre scorso, ma gli analisti indipendenti ritengono che su base annua a maggio i prezzi siano più che raddoppiati, cresciuti del 108%.

 

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