La risposta di Renzi alle critiche di sindacati e Confindustria

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 Negli ultimi giorni il governo Renzi ha ricevuto le sue prime critiche di un certo tipo da sindacati e Confindustria. La Cgil con il segretario generale Camusso ha criticano il piano sul lavoro del governo. Confindustria, con il suo presidente Giorgio Squinzi ha punzecchiato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sull’incontro con la Merkel, affermando che lui non vede questo clima idilliaco di allegerimento della Germania verso l’Italia e che gli aspetti burocratici potrebbero portarlo con la sua azienda all’estero.

Matteo Renzi ha proposto le sue riforme, che hanno trovato vari consensi, ma ora arrivano le critiche da due importanti gruppi come quelli sindacale e degli industriali. Il premier ha affermato che non si farà bloccare e che le riforme vanno avanti.

 

Squinzi punge Renzi e provoca sulle aziende italiane che vanno all’estero

 

 

Domani renzi incontrerà Obama e Cameron. A proposito delle critiche di Squinzi, Renzi ha detto: “Dal momento che qui si parla di rapporti con Stati stranieri, la superficialità e l’improvvisazione lasciano il tempo che trovano. Merkel ed io abbiamo fatto una conferenza stampa insieme: le dichiarazioni della cancelliera e mie le hanno sentite tutti. Gli incontri a livello di Governo sono andati molto bene. Infine, si è svolta una cena in cui Merkel ed io abbiamo partecipato facendo a nostra volta domande agli imprenditori italiani e tedeschi presenti a quel tavolo. Squinzi era lì: se non ha gradito la cena, non so. Magari non ha apprezzato il menù. La parte politica è quella che avete visto voi in conferenza stampa”.

Il Presidente del Consiglio ha parlato anche del 3%. Questo ciò che ha affermato: “Questo è il punto centrale e politico. La nostra battaglia non è per ottenere una deroga al 3%. Noi rispettiamo tutti gli impegni, però diciamo anche: nel semestre italiano vogliamo discutere, approfondire, capire cosa possiamo modificare per far sì che le regole del gioco aiutino l’Europa a crescere. Altrimenti succederà ovunque come in Italia, dove la fiducia verso l’Ue è crollata dal 54 al 28% in cinque anni”.

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