Gli effetti dei dazi USA sull’Italia con una panoramica di inizio 2026

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Occorre analizzare meglio gli effetti dei dazi USA sull’Italia con una panoramica di inizio 2026. L’attuale scenario del commercio mondiale รจ caratterizzato da una profonda instabilitร , innescata principalmente dalle nuove politiche tariffarie adottate dagli Stati Uniti. Questo protezionismo non รจ un fenomeno isolato, ma produce onde dโ€™urto che arrivano fino ai distretti produttivi italiani. Un recente studio della Banca d’Italia, rielaborato graficamente dalla piattaforma Withub, ha analizzato lโ€™esposizione del nostro tessuto imprenditoriale, rivelando una geografia economica frammentata e altamente specializzata.

dazi USA

Il peso dell’export dei dazi USA: diretto vs indiretto

Dallโ€™analisi emerge che il mercato statunitense incide per il 3,2% sui ricavi complessivi delle aziende italiane. รˆ interessante notare la scomposizione di questo dato:

Export diretto (1,4%): vendite effettuate direttamente sul suolo americano.

Export indiretto (1,8%): il valore generato attraverso le catene di fornitura nazionali che alimentano prodotti destinati agli USA.

Questo significa che molte imprese italiane, pur non vendendo direttamente oltreoceano, subiscono l’impatto dei dazi poichรฉ forniscono componenti o semilavorati a grandi gruppi esportatori.

La mappa della vulnerabilitร  dopo l’applicazione dei dazi USA

Il rischio non รจ distribuito uniformemente. La ricerca evidenzia che lโ€™esposizione massima si registra dove la produzione รจ concentrata in monocolture industriali o distretti specifici.

Il caso piรน emblematico รจ quello di Agordo, in Veneto: qui lโ€™esposizione raggiunge il 29,4% dei ricavi, a causa della presenza del colosso Luxottica. Seguono i comuni sardi di Nurri e Thiesi, dove lโ€™industria alimentare (legata soprattutto allโ€™export lattiero-caseario) rappresenta la spina dorsale dell’economia locale, con punte di vulnerabilitร  superiori al 20%.
Regioni a confronto

A livello regionale, la Toscana guida la classifica della vulnerabilitร  (5,3% dei ricavi), seguita dall’Emilia-Romagna (4,6%). In queste zone, comparti come il vino, la pelletteria e la meccanica sono i pilastri che rischiano di incrinarsi sotto il peso delle barriere doganali. Sorprende il terzo posto della Basilicata (4,1%), trainata dal settore manifatturiero ed energetico, mentre il Piemonte e la Lombardia mostrano una forte resilienza pur restando centrali per la meccanica strumentale.

In conclusione, sebbene l’industria italiana mostri una generale capacitร  di assorbimento degli shock, circa un quinto delle aziende ha giร  accusato una contrazione dei profitti. La sfida per il “Made in Italy” sarร  quella di diversificare i mercati o ottimizzare le filiere interne per mitigare le incertezze di una politica commerciale americana sempre piรน muscolare.

Insomma, i dazi USA si fanno sentire per forza di cose anche in Italia, ma solo analisi piรน approfondite come quella di oggi consentono di mettere realmente a fuoco cosa stia succedendo nel Paese.