Oggi tocca analizzare con maggiore attenzione il nuovo accordo sul prezzo del latte in Italia, in vista del secondo semestre del 2026.Il comparto lattiero-caseario del Nord Italia taglia un traguardo fondamentale grazie alla sigla di un nuovo accordo strategico, volto a regolamentare il mercato per tutta la seconda metà del 2025. L’intesa è stata formalizzata durante un tavolo di concertazione istituzionale presso il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, con lo scopo preciso di offrire stabilità economica e certezze operative alle aziende agricole e alla filiera industriale in un momento congiunturale delicato.

Cosa cambia con il nuovo prezzo del latte concordato in Italia
Il fulcro dell’intesa risiede in una programmazione economica graduale del prezzo alla stalla, strutturata per rispondere alle fluttuazioni stagionali. Nello specifico, la materia prima verrà remunerata a una tariffa base di 48 centesimi al litro durante la stagione estiva, nei mesi di luglio e agosto. Successivamente, la quotazione salirà a 49 centesimi nei mesi di settembre e ottobre, per toccare infine la soglia dei 50 centesimi al litro nel bimestre conclusivo dell’anno, comprendente novembre e dicembre.
Un aspetto chiave del meccanismo riguarda la gestione dei volumi produttivi. Il prezzo pattuito sarà garantito nella sua totalità unicamente a quegli allevatori che non supereranno i quantitativi immessi sul mercato nel corso del 2025, un’annata che ha fatto registrare performance produttive storiche per il settore. Qualora si verifichino delle eccedenze rispetto a tale benchmark, le quote supplementari non rientreranno nelle tutele dell’accordo quadro, ma saranno regolate tramite libere trattative private tra le singole stalle e le imprese di trasformazione acquirenti.
L’accordo introduce inoltre criteri differenziati per la determinazione del prezzo base settentrionale e un innovativo parametro di correlazione equa dedicato al Grana Padano, la cui implementazione ufficiale avverrà proprio alla fine dell’anno. Per scongiurare alterazioni e garantire la massima trasparenza, si è deciso di affidare le attività di controllo e la verifica dei dati produttivi a organismi terzi e indipendenti. Questi ultimi avranno il compito di monitorare i flussi del 2026 confrontandoli con quelli del 2025, scongiurando letture falsate sulle reali quantità munte.
L’intesa ha raccolto il forte plauso di Coldiretti, che ha definito il patto un argine essenziale per salvaguardare il reddito degli allevatori italiani, messi sotto pressione anche dalla crescita produttiva a livello europeo. Secondo l’associazione, la combinazione tra certezza tariffaria, tutele sui volumi e rigore nei controlli permetterà di prevenire dinamiche distorsive, assicurando al contempo un quadro di riferimento equo e una corretta valorizzazione dell’eccellenza zootecnica nazionale.