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Brexit, crescono i timori del Fmi

Rischio Brexit e “stagnazione secolare”. Le previsioni di primavera del Fondo monetario internazionale mettono in evidenza tutte le minacce al ribasso per l’economia globale. Il Fondo mette in particolar modo l’accento sulla possibilità che il referendum di giugno decreti l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Anche per questo gli economisti di Washington chiedono ai governi di preparare piani d’emergenza anti-shock.

A fare le spese delle situazione globale è sorpattutto l’Italia che vede nuovamente tagliate le stime di crescita per il 2016 e il 2017: nonostante le previsioni del governo pubblicate venerdì scorso, nel World Economic Outlook il Fmi prevede un incremento dell’1% per quest’anno contro l’1,3% stimato a gennaio, e dell’1,1% nel 2017 (1,2%). Il governo, invece, confida in una crescita dell’1,2% al netto di “rischi al ribasso” che potrebbero modificare l’andamento del Pil. A pesare, in particolare, sono le sofferenze bancarie.

Sul fronte del disavanzo, poi, il Fondo prevede per l’Italia un deficit/Pil al 2,7% nel 2016 e all’1,6% nel 2017, mentre il pareggio del bilancio strutturale è atteso nel 2021. Il debito è stimato al 133% del Pil nel 2016, al 131,7% nel 2017 e al 121,6% nel 2021. Gli economisti di Washington, inoltre, prevedono l’inflazione ferma allo 0,2% a fine anno con una lieve accelerata allo 0,7% nel 2017, mentre la disoccupazione scenderà all’11,4% nel 2016 (dall’11,9% del 2015) e al 10,9% l’anno prossimo. Dal punto di vista politico fiscale, invece, il Fmi si aspetta “qualche misura espansiva”, così come per Canada, Germania e Usa, a fronte di una politica “complessivamente neutrale” nelle economie avanzate e “restrittiva in Giappone, Spagna e Regno Unito”.

Sotto la scure del Fondo monetario internazionale non finisce, però, solo l’Italia: a rischiare è la crescita globale a causa dell’aumento dei rischi al ribasso, compreso quello di una “stagnazione secolare”. Il Fmi indica un aumento del Pil mondiale al 3,2% nel 2016 dal 3,1% del 2015 e rispetto al 3,4% precedentemente stimato.

 

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