Cosa muove l’euro

 Periodicamente ci sono degli appuntamenti, con la finanza e con la reportistica che possono influenzare l’andamento della moneta unica. A volte tutti gli appuntamenti si concentrano nella stessa settimana, addirittura nello stesso giorno. Oggi, è un “giorno di quelli” e i market mover iniziano ad essere parecchi.

Il 9 aprile, infatti, il calendario Forex ha messo in lista dei market mover provenienti dall’Europa ma anche dal Regno Unito e dalla Svizzera. Ci sono poi altri dati, non direttamente influenti sull’euro ma comunque importanti per il settore valutario, che arrivano dall’Australia, dalla Nuova Zelanda, dal Canada e dagli Stati Uniti.

Iniziamo dalla Svizzera che nella giornata di oggi dovrebbe liberare ben tre dati. Il primo riguarda il tasso di disoccupazione che si mantiene stabile attorno al 3,1 per cento. A seguire dovrebbe essere pubblicato l’indice dei prezzi al consumo CPI che è previsto stabile allo 0,3 per cento e poi infine si potrà prendere visione del dato sulle vendite al dettaglio che sono date in aumento di un punto percentuale dall’1,9% al 2,9%.

La diatriba sui transfrontalieri italiani

Per quanto riguarda il Regno Unito, invece, sarà pubblicato il dato sulla bilancia commerciale che passa dal -8,2 B al -8,5 B e poi sarà pubblicato l’indice della produzione del settore manifatturiero che rappresenta al momento l’80 per cento della produzione industriale complessiva del paese.

Il Regno Unito in crisi lo spiega Osborne

Relativa all’Europa, in generale, si prenderà visione della bilancia commerciale tedesca e di quella francese, entrambe date in aumento.

L’evoluzione del cambio euro/dollaro

 L’euro, rispetto alle altre valute, ha conosciuto una fase di forte crescita che ha ulteriormente indebolito il business in entrata e in uscita dal Vecchio Continente. Molto dipende non dalla recessione europea, quanto piuttosto dalle “sfacciate” politiche montarie delle banche centrali giapponese e americana.

Inflazione e stabilità dei prezzi nel discorso di Draghi

All’inizio di questa settimana, nella sessione asiatica di contrattazioni, il valore dell’euro rispetto al dollaro è cresciuto di nuovo con un incremento del valore pari allo 0,21 per cento. Lo scambio è avvenuto intorno alla quota 1.3036.

Sulle oscillazioni, poi, sono intervenuti anche i dati relativi alla Francia dove la bilancia commerciale ha recuperato terreno e infatti si è registata la perdita di qualche pip e il passaggio a 1.3030 punti del cambio euro/dollaro.

Come oscillano i dollari

I market mover di giornata che spiegano cosa muove l’euro non sono stati proprio determinanti anche se, per esempio, riguardo la produzione industriale tedesca, c’è stata una lettura positiva allo 0,5 per cento è che superiore anche allo 0,3% previsto dagli analisti.

Molto più influente è il parere degli investitori che stentano a riconoscere i segnali della ripresa del Vecchio Continente e infatti l’indice Sentix che misura la fiducia degli investitori rispetto all’Eurozona, è in calo. Tutto dipende dal bailout di Cipro e dalla situazione politica tricolore.

Le banche centrali abbandonano l’euro al suo destino

 La moneta unica è in crisi e quello che sta succedendo sul mercato valutario lo testimonia. Le banche centrali, infatti, hanno deciso di seguire la scia tracciata da molti investitori, e mettono nei forzieri yuan e dollaro australiano lasciando per strada l’euro.

La coppia euro/yen nell’ultimo mese

Secondo l’ultimo report sulle riserve delle banche centrali si apprende che nei nuovi paesi industriali le riserve di euro sono calate di ben 34 miliardi. Se prima la moneta unica rappresentava il 31% delle riserve valutarie delle banche centrali, adesso rappresenta soltanto il 24% delle riserve. In flessione, come l’euro, anche il dollaro che oggi è al 60%. In ascesa invece ci sono le riserve della moneta cinese e di quella brasiliana, nonché le “classiche” riserve auree.

La coppia euro-dollaro nel mese di marzo

Questo spiega bene perchè le nuove potenze economiche come Brasile e India, Corea e Indonesia, Messico e Thailandia, oppure anche Turchia, Singapore e Malaysia, siano considerati astri nascenti della finanza globale. Ma soprattutto si spiega come i paesi che non hanno ancora l’euro, per esempio la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Ucraina, crescano meglio dei paesi che fanno parte già dell’Eurozona.

Il servizio dedicato alle riserve valutarie delle banche centrali è stato realizzato dal settimanale Frankfurter Allgemaine che si riferisce direttamente alle notizie del Fondo Monetario Internazionale.

 

A cosa prestare attenzione per investire nel Forex

 Parlare in continuazione della situazione politica italiana che tra l’altro è in una fase di stallo, non aiuta ad entrare nel merito dei corretti investimenti. D’altronde non si può evitare di mettere bocca sulla situazione politica del nostro paese che pesa parecchio sull’andamento dell’euro. Anche se si osservano i report stranieri, infatti, ricorre il nome “Italia” praticamente dappertutto.

La coppia euro/yen nell’ultimo mese

Il fatto che il nostro paese non abbia ancora un esecutivo a distanza di un mese dalle elezioni, non depone a favore della stabilità dell’Italia tanto che quando è stata salvata l’isola di Cipro, molti si sono affrettati a dire che si trattava di un esempio da replicare anche con gli altri paesi in crisi.

La coppia euro-dollaro nel mese di marzo

La chiusura della vicenda prima della pausa pasquale è stata indicativa. I prezzi sono stati riportati intorno ai livelli minimi del 15,250 e si pensa che ci sarà presto una rottura di questa resistenza con l’estensione delle valutazioni in un range compreso tra 14,850 e 15,100. Sono queste le indicazioni pratiche per gli investitori che vogliono mantenere il portafoglio nel territorio del Forex.

2013 consacrato anno del Forex

Gli analisti spiegano anche che ci potrebbe essere un superamento rialzista della resistenza tra 15,500 e 15,600 nel momento in cui si moltiplicheranno i profitti sulle discesce oppure ci sarà qualche colpo di scena da parte dei protagonisti della politica.

La coppia euro/yen nell’ultimo mese

 La coppia euro-dollaro nel mese di marzo si è sbilanciato molto a favore del dollaro visto che dall’America sono arrivati moltissimi segnali positivi, si parla di un’economia in crescita mentre l’Europa è ancora in lotta con la crisi politica che si trasforma in crisi economica.

2013 consacrato anno del Forex

Il Vecchio Continente è oggi in una fase molto critica: l’Italia non ha ancora un governo e nonostante Draghi dicendo di voler acquistare titoli di stato dei paesi periferici abbia dato una spinta all’Euro, poi ci si è trovati di fronte al bailout di Cipro, alla crisi bulgara e ai tentennamenti della Francia.

Com’è andato invece il rapporto tra euro e yen? La banca del Giappone ha confermato la sua volontà di sostenere la ripresa dell’economia interna. L’euro, com’era facile da prevedere, ha perso terreno anche nei confronti dello yen e il suo calo è stato dello 0,89%. La coppia ha raggiunto un punto massimo a 126.04 e poi anche un punto minimo a 119.05. Si nota quindi una forte oscillazione sostenuta dal cambio al vertice della BoJ dove Haruiko Kuroda ha subito annunciato un piano d’acquisti illimitato come quello della Fed, tanto per intenderci.

La coppia euro-dollaro nel mese di marzo

 Per effettuare una buona previsione dei trend del Forex ad aprile, è bene prendere in esame quel che è accaduto alle maggiori coppie di valute nel mese appena archiviato. Ecco quindi una panoramica dell’andamento dl rapporto tra euro e dollaro.

2013 consacrato anno del Forex

In linea di massima ci sono due elementi che hanno scosso il mercato valutario e che vanno considerati come eventi “eccezionali”: l’ingovernabilità italiana e la crisi di Cipro. Il nostro paese che con le elezioni ha creato molto attesa, si è poi arenato sulla scelta della squadra di governo. Cipro invece ha visto cadere sotto i colpi della crisi il sistema bancario ma poi si è trovata a dover rifiutare il primo piano di salvataggio negoziando le misure più adatte per il paese.

A queste crisi del Vecchio Continente, ha fatto da contraltare la lettura positiva di molti indici americani con il recupero dell’economia USA su quella del resto del mondo.

Svelato uno dei problemi delle banche di Cipro

Le pressioni della politica italiana, quindi e la crisi cipriota nella seconda parte del mese, hanno determinato una perdita di valore dell’euro rispetto al dollaro, pari all’1,5 per cento.

All’inizio del mese la coppia euro/dollaro era sopra l’1,30 e Draghi con il discorso del 7 marzo aveva dato una spinta positiva all’euro. Poi il bailout di Cipro ha  mandato in crisi di nuovo l’Euro e nel dire che il caso dell’isola potesse essere d’esempio per il resto d’Europa ha lasciato nello sconcerto gli investitori.

Pronta una banca mondiale per gestire l’ascesa

 Crisi è la parola più usata nel contesto europeo con riferimento a quel che sta accadendo nel Vecchio Continente che si lega in modo “assoluto” anche agli scenari dell’economia giapponese e di quella americana. Diverso è per i paesi che non hanno ancora aderito all’euro, come la Polonia, ad esempio, oppure per i paesi considerati emergenti.

La Polonia vuol dire addio all’Europa

In quest’ultimo insieme rientrano i cosiddetti paesi BRICS che insieme raccolgono il 43 per cento della popolazione mondiale e hanno riserve monetarie pari a 4,4 miliardi di dollari. Rispetto all’America e all’Europa, questi paesi crescono in modo molto più rapido eppure sulla scena internazionale pesano le decisioni della Banca Mondiale e del FMI ma non quelle di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. È questo il motivo per cui i BRICS hanno deciso di dotarsi di una banca mondiale che possa conservare nei suoi forzieri un bel fondo contro la crisi.

Bollettino mensile BCE: Europa ancora in recessione

L’ultimo incontro dei paesi BRICS si è tenuto a Durban e in quell’occasioni è stata considerata fattibile, nonché importante, l’ipotesi di avere una banca mondiale propria. Il percorso per costruirla sarà comunque molto lento visto che a Durban non si è riusciti a raggiungere un accordo sull’entità della banca e sulle modalità per finanziarla.

La settimana del cambio tra euro e dollaro

 Il cambio tra euro e dollaro, nell’ultima settimana, è stato fortemente stressato da quello che è successo nel Vecchio Continente riguardo al salvataggio di Cipro. Il problema, almeno fino alla settimana scorsa, era relativo alla comprensione di quel che sarebbe successo. Alla questione cipriota si devono adesso aggiungere una serie di market mover che potrebbero mettere seriamente in difficoltà la moneta unica.

Cosa succede se Cipro esce dall’euro

In questa settimana, tanto per dirne qualcuna, saranno pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio in Germania, paese di cui saranno presto noti anche i dati sul mercato del lavoro. In generale, poi, Cipro continuerà ad essere l’osservata speciale del Vecchio Continente mentre si diffonderanno i dati PMI che si preannunciano già molto deludenti.

Il dollaro in rimonta e cambiano le visioni dell’America

Gli indicatori che arrivano dalla Germania, quelli più importanti, sono almeno tre: in primo luogo il sentiment dei consumatori tedeschi che nel mese di febbraio sembra in leggera ascesa con il passaggio da 5.8 a 5.9 punti percentuali. In secondo luogo saranno pubblicati i prezzi d’importazione tedeschi che sono in salita dello 0,1 per cento anche se questo risultato sembra al di sotto delle aspettative. Infine, sempre dalla Germania, arriverà l’indice delle vendite al dettaglio, in aumento a febbraio del 3,1 per cento rispetto al mese precedente.

Dall’Euro potrebbe sempre uscire la Germania

 La Germania, che rappresenta il cuore pulsante dell’economia europea, potrebbe decidere presto di uscire dall’euro. Attenzione, stiamo facendo soltanto un’ipotesi che per quanto strampalata ci abitua ad un’analisi degli scenari molto accurata.

Commerzbank e il prelievo forzoso in Italia

Il fatto è che il sentimento antieuro e antieuropeista è al centro di moltissimi discorsi  nel nostro paese e nell’UE, perché adesso, in questo momento di grande fragilità del Vecchio Continente, anche la perdita di un solo paese nello scacchiere europeo, sarebbe fatale.

Tutti si sono messi sul piede d’allerta sentendo dell’ascesa del Movimento 5 Stelle in Italia, un voto che per quanto possa essere di protesta, accoglie in sé il malcontento per la situazione economica del paese. Ma questo non vuol dire che siamo gli unici ad essere interessati dalla crisi dell’Euro.

La Germania contro l’antieuropeismo italiano

Anche la Germania, per esempio, cova le serpi al suo interno e il partito anti-euro “Alternativa per la Germania” sta prendendo piede nel paese. Se il governo tedesco decidesse allora di uscire dall’euro tornando al marco, cosa ci si può aspettare che accada?

Il marco potrebbe apprezzarsi nei confronti dell’euro e delle altre valute, anche del 40 per cento e questo potrebbe determinare la definitiva perdita di competitività del paese. Gli investimenti non sarebbero più così appetibili e quindi è probabile che la considerazione della Germania tra gli investitori, sarebbe in discesa. Infine i rimborsi dei crediti verso l’estero che sarebbero restituiti con sempre maggiore difficoltà.

L’effetto di Cipro sul mercato valutario

 La riflessione sulle conseguenze del bailout di Cipro e il fatto che chiude in rosso Milano ma non si parla di contagio è importante perché fa capire che la situazione cipriota ha un’influenza diretta sulle condizioni del Vecchio Continente e sulla sua moneta unica, l’euro.

Nel giorno in cui i mercati valutari sono costretti a digerire le condizioni del salvataggio di Cipro, si prende atto di una flessione dell’euro fino a 1.2880 punti con un recupero dell’euro sul dollaro che torna nel range tra i 1.2940 e i 1.2950.

Questo recupero dell’euro dipende anche dalla notizia emanata dal governo di Nicosia riguardo la volontà di operare un prelievo sui conti deposito, salvaguardando però i piccoli correntisti, i risparmiatori cioè che in cassa hanno meno di 100.000 euro. Il movimento dei tassi di prelievo potrebbe essere infatti in salita per chi supera questa cifra di risparmi e in discesa per tutti gli altri.

Rivedere il salvataggio di Cipro, anche nelle regole per i conti correnti, adesso, è fondamentale, visto che si va ad operare direttamente sui grandi mercati europei, con effetti anche sulle borse asiatiche ed americane.

In generale, per quanto riguarda l’euro, le decisioni di Cipro dovrebbero spingere al ribasso le quotazioni. La preoccupazione, però, resta, perché ci potrebbe essere una corsa agli sportelli delle banche con una nuova crisi di liquidità.