Confindustria, Pil al ribasso vale 200 miliardi l’anno

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 In Italia il PIL viaggia sempre lentamente e a quote basse. Rispetto alle già non esaltanti performance del decennio precedente, dal 2008 ad oggi si è dispersa e volatilizzata una fetta di reddito nazionale pari a 200 miliardi all’anno. Su base individuale questa perdita corrisponde ad un reddito “bruciato” pari a 3.500 euro per abitante.

È questo il segnale di allarme lanciato in questi giorni dal Centro Studi di Confindustria, che in un suo recente rapporto enumera tutte le criticità e le strozzature dell’economia italiana, ed esprime forti riserve circa l’effettiva capacità del nostro Paese di superare l’attuale e persistente fase di fiacca che caratterizza la produzione nazionale.

 

Le previsioni di Confindustria per il 2014 alla luce della Legge di Stabilità

Rispetto al picco raggiunto nel 2007,ultimo anno prima della crisi, il PIL italiano è diminuito del 9,1% , ma questo dato è reso ancor più preoccupante dai modesti tassi della ripresa ipotizzata.

Secondo Confindustria, l’Italia non sarà infatti in grado di recuperare la metà di questa flessione prima del 2019, mentre il recupero dell’altra metà richiederà tempi ancora superiori a questa data limite.

La profondità e la durata dell’attuale recessione gettano quindi molte ombre anche sulle possibilità future di sviluppo e sulle potenzialità di crescita nel medio periodo che allo stato calano da un punto a mezzo punto percentuale. In altre parole l’economia italiana, dopo avere subìto una brusca caduta, ora ha minori capacità di slancio e dinamismo per ritornare ai livelli precedenti la crisi.

Anche secondo l’FMI gli interventi varati dall’esecutivo nel biennio 2011-12 dovranno essere attuati pienamente per innalzare il PIL italiano del 10% nei prossimi 10 anni, al ritmo di un punto percentuale all’anno.

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