Senza ombra di dubbio, la fonte è autorevole. Pertanto, fa ben sperare. Già, perché quando a parlare del taglio del costo del lavoro è il Ministro del Lavoro in persona addetti ai lavori e giornalisti possono tirare le prime, parziali, conclusioni.

Giuliano Poletti ha annunciato come possibile un’anticipazione del taglio del costo del lavoro per rendere stabile la decontribuzione degli ultimi due anni. Essa rappresenterebbe infatti il vero motore del rilancio delle assunzioni a tempo indeterminato. Un rilancio fondamentale per l’economia del nostro Paese. Così, il numero uno del dicastero, si è espresso a favore della riduzione del cuneo fiscale e lo ha fatto durante un’iniziativa riguardante il progetto Garanzia Giovani:

Valuteremo in sede di legge di Stabilità l’ipotesi di anticipare al 2017 un taglio strutturale del cuneo in modo da rendere meno costoso il lavoro a tempo indeterminato. L’alternativa sarebbe di proseguire con gli sgravi contributivi ancora nel 2017. Sono stati, infatti, gli sconti sui contributi, a far impennare nel 2015 i contratti stabili, che nelle ultime rilevazioni del 2016 sono invece apparse in calo rispetto all’anno passato. Con la legge di Stabilità 2017 stiamo verificando se chiudere il decalage della decontribuzione per il terzo anno o se fermarci alla fine del secondo anno rendendo strutturale il taglio del cuneo.

Qual è, dunque, l’obiettivo del governo? L’esecutivo Renzi desidera rendere il contratto a termine più costoso rispetto al contratto stabile. Per il ministro il differenziale congruo di costo sarebbe intorno al 10%. mentre attualmente il differenziale oscilla tra il 5 e il 5,5%.

Il governo nella legge di Stabilità 2015 ha programmato uno sgravio triennale fino a 8.000 euro per ogni assunto. La misura è stata rinnovata con la finanziaria 2016 ma con una diminuzione a 3.000 euro circa.

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