L’utilizzo del Tesoretto che il governo ha pronosticato nel Documento di programmazione economico-finanziaria e le mancate riforme avranno una pesante influenza sul bilancio dello Stato.

Sono i tecnici del servizio bilancio di camera e Senato in un dossier sul Def ad esaminare le possibili criticità del programma economico di Renzi. E lanciano l’allarme sulle scarse privatizzazioni e sulla mancanza di alcuni decreti che dovranno attuare le norme contenute nel Jobs Act relative al tax credit per le donne e alla cessione delle ferie tra colleghi. Possibile una manovra aggiuntiva da oltre 6 miliardi di euro.

“La scelta di come tradurre in termini di politiche di bilancio le scelte sul livello dell’indebitamento netto ha ricadute non secondarie in considerazione sia degli effetti moltiplicativi sul Pil che di quelli redistributivi”. E’ quanto tengono a sottolineare i tecnici del servizio bilancio del Senato in un dossier sul Def, in merito al cosiddetto “Tesoretto” da 1,6 miliardi di euro per il 2015 indicato dal governo. Nello stesso dossier, si fa notare che la documentazione contenuta nel Def in merito al percorso di discesa del debito pubblico non è completa e sarebbe “auspicabile” che il governo consegnasse anche “una tabella analitica” o quantomeno dettagliasse meglio i grafici con i dati in corrispondenza dei singoli anni considerati. L’esecutivo, si legge nel dossier, si limita a riportare “unicamente due grafici che illustrano il sentiero di aggiustamento e la regola del debito nello scenario tendenziale e in quello programmatico”.

E ancora. “Nel caso in cui lo Stato non attui le riforme concordate” con Bruxelles, la deviazione temporanea dall’obiettivo di medio termine d’indebitamento netto prevista dalla cosiddetta clausola di flessibilità sulle riforme “non sarebbe più garantita”. Nel caso in cui tale clausola non venisse attivata o la sua attivazione dovesse venir meno sarebbe necessaria “una correzione dell’indebitamento netto strutturale dello 0,5% (a fronte dello 0,1% previsto), riportando quindi il pareggio del bilancio strutturale al 2016”. Tale correzione, pari a 0,4 punti di Pil, comporterebbe dunque una manovra di circa 6,4 miliardi di euro.

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