L’ala radicale di Syriza ha un piano per uscire dall’euro. L’obiettivo sarebbe quello di ritornare ad una valuta nazionale. A capo di questa mossa c’è Panagiotis Lafazanis, leader della Piattaforma di sinistra, formazione che rappresenta circa il 30% del Comitato centrale, il quale ha esposto il suo progetto ai militanti.

 

L’ala radicale di Syriza vuole nazionalizzare le banche, varare una riforma fiscale per redistribuire più equamente la ricchezza, cancellare buona parte del debito, restaurare la democrazia in Grecia e assicurare la trasparenza dell’informazione.

Successivamente, arriverebbe l’addio alla moneta unica. Nella prima fase è ovvio che ci sarebbero delle difficoltà per il paese, secondo Lafazanis. Tuttavia, grazie alle politiche progressiste l’economia tornerebbe rapidamente a crescere.

La formalizzazione del progetto è un guanto di sfida diretto ad Alexis Tsipras, destinato con ogni probabilità a infiammare il dibattito interno a Syriza e a rendere più concreta l’ipotesi di una scissione.

La notizia giunge mentre il Paese cerca di tornare alla routine, con la Bce che avrebbe dato l’ok alla riapertura delle Borsa di Atene, chiusa da fine giugno, ma senza indicare ancora scadenze precise. Proprio ieri il premier, intervenendo a un comitato ristretto della sua formazione, aveva annunciato l’apertura di un ampio confronto per capire come procedere dopo le divisioni delle scorse settimane, culminate con il voto contrario al nuovo memorandum di quasi 40 dei 149 deputati di Syriza in Parlamento.

Il presidente del Consiglio vorrebbe rinviare il redde rationem dopo la firma del compromesso con i creditori (da raggiungere entro il 20 agosto, quando ci saranno da rimborsare 3,5 miliardi alla Bce). Ma è improbabile, viste le tensioni di queste ore, che riesca a procastinare troppo. Anche perché appare sempre più realistico che Atene possa andare alle urne in autunno per le elezioni anticipate, visti gli scricchiolii del partito di maggioranza relativa e le difficoltà dell’inedita intesa trasversale di unità nazionale che ha approvato i primi due pacchetti di riforme chieste dai creditori.

 

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