Non tutte le startup finiscono per avere successo. Molte aziende non soltanto hanno chiuso ma poi hanno anche dovuto restituire le somme incamerate agli investitori. E ce ne sono tante di cui è importate conoscere la storia per imparare la lezione.

Si sa che s’impara molto dai propri errori, ma anche imparare da quelli degli altri non è male a patto di conoscere la storia. Non tutti sono disponibili a mettere nero su bianco le ragioni del proprio fallimento. Soprattutto quando ci si è riempiti a lungo la bocca con il concetto di startup.

Sempre più imprese dichiarano fallimento

A sfatare un mito ci ha pensato Autopsy.io che raccoglie decine di storie di imprese che non ce l’hanno fatta. Si va dall’azienda che sperava di fare fortuna con il tablet volante per videogame, fino all’azienda che aveva nel cohousing in Croazia il suo core business.

La piattaforma è senz’altro utile ai neoimprenditori e a tutti coloro che vogliono mettersi in proprio limitando i passi falsi. Sono condivise moltissime esperienze negative che negli Stati Uniti non sono vissute come delle tragedie, come spesso accade nel nostro Paese. Sul sito Autopsy.io si presentano quindi le ragioni del fallimento della startup e la sua storia affidata al messaggio del fondatore.

Buone idee che non hanno trovato seguito. Spesso è così: ci sono le proposte ma manca il mercato perché nella fase di analisi si è commessa qualche leggerezza di troppo. Oppure c’è l’idea, è anche molto buona, ma viene riservata ad uno stato incapace di apprezzare la novità. Ci sono poi quelle startup che potenzialmente si dedicano allo sviluppo di prodotti incredibili, apprezzati a livello teorico ma che nessuno si sognerebbe mai di acquistare.

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