Il prezzo del petrolio rischia di scendere sotto i 50 dollari

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A partire dal 24 giugno sino a ieri il prezzo del petrolio è diminuito del 13%. In queste ore sta risentendo di un piccolo rimbalzo tecnico che, secondo gli esperti, difficilmente durerà.

Il  light crude Wti sale di 40 cent a 52,93 dollari al barile, il Brent guadagna 45 cent a 56,99 dollari. Ma quali sono i motivi di una tale debolezza? Molti i fattori alla base di questo trend, prima fra tutte la crisi greca agli ultimi stadi, passando poi per l’Iran e la Cina. Il timore è che i valori scendano sotto quota 50 dollari.

La paura di una Grexit potrebbe avere un impatto negativo sulla domanda di petrolio da parte dell’Europa. “Anche se la Grecia è un Paese piccolo e poco rilevante, sim teme un effetto contagio e, nel peggiore dei casi, il ritorno della recessione nell’eurozona”, ha spiegato a Marketwatch (gruppo Wsj) Thomas Pugh, esperto di materie prime per conto di Capital Economics.

L’altra ragione è l’Iran. Oggi dovrà essere siglato l’accordo con i Paesi occidentali sul programma nucleare. Il ministro per gli affari esteri Javad Zarif ha lasciato ben sperare su una conclusione positiva dell’accordo venerdì scorso. In questo modo sarebbero tolte le sanzioni e l’Iran potrebbe tornare a esportare petrolio come un tempo. Secondo gli analisti di settore sentiti da Marketwatch, l’Iran  è in grado di immettere sul mercato mondiale milioni di barili di petrolio e di portare i prezzi della materia prima di nuovo a quota 50 dollari, o di spingerli anche più in basso.

La scorsa settimana, poi, l’Energy Information Administration americana ha registrato il primo aumento di riserve di petrolio da aprile. Secondo i dati settimanali di Baker Hughes, il numero di piattaforme di perforazione attive è salito per la prima volta quest’anno.

 

 

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